Benvenuti nel mondo di Tuthaliya! |
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| Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae!/ Si canimus silvas, silvae sint consule dignae! | |
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Tag biografia01 Agosto 2008
ConfessioniNon so se e fino a che punto quanto sto per scrivere sia condiviso o compreso da chi leggerà, ma so che risponde ad una riflessione che maturo da anni e che col tempo non fa che inasprirsi e rendersi sempre più stridente; nell'anno passato avevo trovato tregua, direi meglio distrazione, con colei che, sebbene lontana, tuttavia con la sua divina diversità dalle altre, dalla massa che troppo spesso si imbatte per le strade, aveva saputo illuminare le mie giornate e riscaldarle di un sentimento autentico, vero e profondo. Ma adesso che tutto quanto non posso dire che è finito, perché mentirei consapevolmente, ed è la cosa che più odio fare, ma se non altro è giunto ad una pausa di riflessione molto complicata, caotica e devastante, quello che mi resta è il forzato ritorno, se sarà poi definitivo o momentaneo, sarà il tempo a stabilirlo, a quella routine di azioni, di impegni, di consuetudini di un "prima" che speravo definitivamente archiviata. Sono fortunato perché ho ottimi amici con cui star bene e distrarmi, ma gli studi, le faccende, la seriosa e pesante quotidianità sono lunghi, molto di più di quanto non possa o non riesca a neutralizzarli. Quelle giornate che fino a qualche mese fa, anche mentre stavo da solo, si illuminavano di calore e felicità, sono piombate nella noia e nell'angoscia: temo di perdere, sprecare il tempo della mia vita; e da tutto questo vortice scaturiscono sentimenti di malessere e rifiuto del tutto personali ed intimi, che non trovando cause, motivazioni, giustificazioni su cui estrinsecarsi, di conseguenza si introiettano, generando un complessivo stato di disgusto e di alienazione, un senso di non appartenenza a questi tempi ed a questi luoghi, che trova sollievo solo nella distrazione, nelle amicizie, come detto, nei viaggi, se solo potessi. Passerà anche questo! A presto! 05 Maggio 2007
Lettera aperta ai due MarchiSarà il tempo cangiante, sarà che oggi ho avuto l’ultima lezione del semestre, sarà che è una settimana che ci penso e solo ora ho trovato il tempo di scrivere e di farlo con la dovuta e necessaria calma e concentrazione, torno, con un nuovo intervento, su un argomento già spesso trattato in altri articoli, e forse per questo un po’ invecchiato, ma che a me sta particolarmente a cuore e, d’altro canto, spero che non mi si accuserà di rimanere sempre a rivolgere gli stessi pensieri e gli stessi impolverati ricordi: garantisco che questa sarà l’ultima volta che ritorno sulla questione in modo tanto specifico e personale. Fatta questa doverosa premessa, passo a svolgere, brevemente, quel che ho da dire, ciò che da giorni mi era rimasto sulla punta della lingua e finalmente ha trovato il modo e l’agio di uscire. Mi rivolgo ai due Marchi, scav86 e l’altro Marco, Gustavo (e il cognome è censurato), o Gustav, o come altrimenti preferisca di solito firmarsi, a mia conoscenza sprovvisto di blog, non però escludendo il buon Emanuele, o Amelio, o Federico, o il Lele, o chiunque altro appartenga al gruppo, bensì, tuttavia, indirizzandomi, specificamente, alle persone cui, penso, maggiori difficoltà e dispiaceri arrecai un anno fa, ed ho probabilmente reiterato nel corso del tempo, fino a qualche mese addietro. A voi due, a tutti, a dire il vero, ma a voi due in particolare voglio dire solo una parola, semplice, forse banale, ma davvero sincera, sentita, e nella forma più pubblica ed ufficiale che conosca e mi sia possibile: SCUSATE. So che ve l’ho già detto, o fatto intendere; forse sarà superfluo, forse inutile; del resto, negli ultimi mesi il rapporto si è recuperato davvero alla grande e questa singola parola forse potrà parere persino inopportuna, quasi a rimescolare le ceneri, col rischio di trovarci qualche brace ancora accesa e rovente. Ma non sono uno stupido, o almeno non penso e faccio di tutto per non esserlo né sembrarlo: sono un essere umano, che sbaglia come e forse più di tanti altri; ma so anche riconoscere i miei sbagli, da me o perché circostanze esterne mi aprono gli occhi; nondimeno non li nego mai, non cerco certo la ragione a tutti i costi; e se sbaglio, appena me ne accorgo, tento, per quanto possibile, di fare ammenda. Ebbene, a voi rivolgo queste scuse, con tutto il cuore e con tutto l’affetto di un’amicizia che sento rinata e, in qualche modo, promettente ed irrobustita, come un albero che, dopo una potatura e la morte invernale, si trovi a sbocciare fiorente e rinato, in una rigogliosa primavera. E mi scuso, non soltanto per quello che feci: so bene di aver sbagliato in tutto e, di questo, mi accorsi, a dire il vero, già a poche settimane di distanza. Mi scuso soprattutto per un grave errore che commisi, di cui solo ora mi rendo consapevole, solo ora, in qualche modo, io stesso sto cercando di perdonarmi, e che, a voi, chiedo almeno di capire e comprendere. Io ho sempre creduto che le persone possono cambiare, chiunque, in qualsiasi situazione o condizione; basta essere sempre chiari, sinceri, dire quello che va meno bene, DIALOGARE; tutto si aggiusta, tutto si può accordare. Ebbene, in cosa sbagliai, io, tra le altre cose? Nella mia cecità ebbi la presunzione di dare per scontato (errore in partenza, perché niente è mai scontato) che da parte vostra, riconosciute certe cose che non mi piacevano, non ci fosse la volontà e, conseguentemente, la possibilità di cambiare. Non fui chiaro io per primo, non seppi dialogare; arroccato nella mia presunzione, non volli vedere l’“altra” possibilità. Che dire? Perché lo feci? Non lo so. So che non me ne accorsi, questo sì. So che me ne accorgo solo ora. E me ne dispiaccio incredibilmente, pensando al male che posso avervi fatto. Me ne dispiaccio soprattutto ora che riprendo a vedervi e a parlarvi: siete cambiati e tanto, davvero! E siete cambiati in meglio, tutti, voi due in particolare. Peraltro, siete sempre così disponibili e generosi, con me, che a suo tempo vi trattai così indegnamente! Ora, non ve lo nascondo, a stare con voi, sto benissimo, come da tanto non mi ricapitava di star bene con voi, sia perché per un anno ci eravamo persi di vista, sia perché, prima di quella rottura, gli ultimi tempi non erano stati idilliaci, almeno per me; ma a farmi sentire, a ricontattarvi ho sempre paura, avverto sempre un forte scrupolo e “In fondo” mi dico “cosa merito io, da loro, per disturbarli? Che piacere potranno mai avere dalla mia compagnia?”. Ebbene, caro Marco e caro Marco, che posso aggiungere, per chiudere? Grazie infinite della vostra gentilezza, generosità ed amicizia, grazie di cuore. Per qualunque necessità, il vostro Matteo è ancora qui, vi è amico e vi vuole bene: non esitate a chiedere e, per quanto sarà in mia facoltà, non tarderò a fare. Un abbraccio forte. 25 Aprile 2007
Di tanto in tanto, un colpoStamani sono capitato quasi per caso nel blog, giusto per vedere chi c’era capitato, quali erano gli articoli recentemente pubblicati dai miei amici, che novità ci fossero. Il buon Marco (scav86) mi ha generosamente invitato a lasciare un commento nel suo blog, al quale vi rimando, perché vi ha trattato di un argomento tanto delicato quanto interessante, e giustamente mi ha chiesto: “Che fine hai fatto?”; della serie: “Se ci sei, batti un colpo!”. Ebbene, ci sono, lo dico e lo garantisco, a conforto dei miei affezionati lettori ed a scapito dei miei, pochi, ma, di tanto in tanto, inaciditi detrattori. Sono però sommerso di studi, dalla mattina alla sera: tra l’università, le ripetizioni, il catechismo, gli esami da preparare, mi rimane poco tempo per uscire o passare per il blog e rimanerci a chattare un po’, come, del resto, mi piacerebbe anche tanto. D’altro canto, sapete del mio progettino di liberarmi l’estate intera: l’anno scorso, l’ultimo esame lo detti a settembre, a tre giorni dalla ripresa delle lezioni,con l’orario nuovo da fare, il piano di studi da compilare e liquidare, una serie di beghe da sbrigare e poco tempo, pochissimo, per riposarmi e rilassarmi, dopo la tensione di mesi e mesi sotto prova. Quest’anno, non solo non ci voglio ricadere, ma soprattutto ho programmato una vacanza niente male, che mi voglio godere assolutamente in pace e senza il pensiero di esami o noie ad attendermi al ritorno. A Dio piacendo, vorrei visitare, nel corso di una gita organizzata di quindici giorni, l’intera Turchia, in compagnia di un mio compagno di liceo, il grande Michele, con cui ho partecipato a gite scolastiche indimenticabili e divertentissime e con cui, in questi ultimi giorni, ho fortunatamente recuperato il contatto, dopo due anni di silenzio e allontanamento pressoché assoluto. Insomma, la mia eclissi, per ora, non è facile, lo ammetto; ma il pensiero del futuro mi alletta a tal punto che sono disposto quasi a tutto, adesso, pur di costruirmi e conservarmi, per quei quindici giorni e per quelli che verranno successivamente, una tranquillità ed una libertà rigorosamente totali. Nel frattempo, dunque, invito tutti i miei gentili lettori a non disperare di rivedermi o ritrovare miei articoli in questo blog, ché, anzi, mi farò sentire, ogni volta che ne avrò tempo ed occasione, e saluto cordialmente tutti quanti. A presto. 18 Aprile 2007
A poche ore dal Concilio di ArezzoFinalmente un po’ di respiro da studi ed impegni, anche se solo per poco, purtroppo; un attimo di svago che dedico molto volentieri ai miei 25 lettori, e qui è proprio il caso di dirlo, visti gli standard di visite giornaliere ultimamente registrate dal blog. Che aggiornamenti dare, dunque? Sono immerso negli studi e mi ci sto votando davvero seriamente, anche perché la prospettiva di avere due o tre mesi in piena libertà mi alletta proprio tanto e mi incoraggia a continuare nella preparazione di ogni esame, anche a costo di qualche sacrificio di tempo o di uscite, in questo pur splendido periodo; spero solo che, poi, quest’estate non sia né torrida né piovosa; se infatti dovessi riuscire nei miei intenti, cosa assai ardua, ma non si sa mai, e qualcuno mi dovesse rovinare l’estate, giuro che l’ammazzo. Per il resto, però, lasciando da parte le minacce, non perché non siano serie, bensì, però, perché comunque il tempo stringe e, prima di dormire, avrei ancora qualcosina da curare, che dirvi? Domani rivedo per la seconda volta Michele, un mio compagno di liceo: erano due anni che, pur frequentando entrambi l’università di Firenze e corsi di laurea che svolgono le lezioni nella stessa zona, non ci eravamo più né rivisti né risentiti. Siamo stati compagni di banco per quattro anni su cinque; abbiamo sempre avuto un’intesa formidabile, che, dopo di lui, non sono riuscito a trovare in nessun altro; è un bravo ragazzo, con cui mi trovo davvero bene; la prima volta che ci siamo rivisti e siamo rimasti un po’ a ricordare i tempi di qualche anno fa, trascorrendo delle ore indimenticabili in cui non abbiamo smesso di ridere neppure un momento, l’abbiamo chiamato il “Concilio di Firenze” (per inciso, sia io che lui ci siamo per queste megalomanie un po’ sonate ma divertenti); domani, sono curioso; ci siamo accordati che sarà il “Concilio di Arezzo”: davvero non vedo l’ora. Quando siamo insieme, sento che siamo una forza, in un modo o nell’altro; ci divertiamo e ci rilassiamo; lasciamo ogni problema alle spalle e ci curiamo solo del momento presente; spero almeno che la giornata sia buona; noi, certo, non mancheremo di portare i nostri denti avvelenati e serpentini un po’ in giro per il centro; e povere, le vittime che cadranno sotto i nostri sguardi, all’apparenza sorridenti e sereni, ma, sotto sotto, non mai maligni, questo è sicuro, ma sempre sarcastici e pungenti, contro tutto e tutti. Chissà. Sono curioso e ansioso. Nel frattempo, saluto con tutto il cuore tutti i miei gentili lettori, raccomandandomi che continuino fedelmente a seguirmi e non abbandonino il blog. A presto. 12 Aprile 2007
Finalmente a casa!Oddio! Oggi non ci speravo più! Sono partito stamani a Firenze, con quattro ore no-stop di lezione, tuttavia preventivate, e poi il pranzo in mensa, il treno, le ripetizioni dalle quattro alle sei, altre ripetizioni, in una casa privata, dalle sei e mezzo alle sette e mezzo: sono a dir poco a pezzi. Certo, oggi in treno ho viaggiato ben volentieri, con Matteo, un mio vecchio e stimato amico, e delle mie simpatiche compagne di classe del liceo: una compagnia estremamente piacevole che spero di poter ritrovare spesso; con Matteo, del resto, mi trovo sempre bene, abbiamo sempre avuto una tacita e istantanea intesa su tutto, io e lui, oltre ad essere, lui, un ragazzo molto brillante e fine, che sa cosa dire nei momenti più appropriati. Tutto sommato, dunque, una giornatina pesantuccia anche se portata decentemente a conclusione. Ora non ci sono per nessuno; e rimarrò non contattabile fino a domattina. Domani, mi azzardo ad andare a Firenze, sfidando lo sciopero dei treni, dalle 9 alle 17. Cercherò di aggirarlo andando a Campo Marte, ma devo comunque sperare che qualche treno parta, sennò, fino alle cinque, sono fregato. Mi porterò qualcosa da studiare, tanto per cambiare, giusto per passare ma non sprecare il tempo. Un saluto a tutti.
06 Aprile 2007
Breve cronaca di un pomeriggio diverso dal solitoSono appena tornato da un viaggio-pellegrinaggio a Camaldoli, che in questi giorni ci stava anche bene e che, tuttavia, ho intrapreso con un mio buon amico, il caro Lorenzo, sia perché glie l'avevo promesso dalla scorsa estate, e poi, fra i miei esami ed i suoi impegni, l'avevamo dovuto continuamente rimandare, quindi abbiamo approfittato di oggi, che è stata una bella giornata e libera per entrambi, sia perché, d'altro canto, ero curiosissimo di sperimentare una via nuova, che passa da Pratovecchio e che lui mi ha sempre detto di aver percorso in bicicletta, con un suo amico, all'inizio della scorsa estate. Insomma, un bel viaggio, in buona compagnia, fra boschi e paesini sperduti, o almeno sconosciuti al sottoscritto, nel corso del quale ci siamo fermati più volte ad ammirare gli ultimi sprazzi di neve (e quanta ce n'era ai bordi della strada!) ed abbiamo raggiunto la vetta di un monte di più di 1500 m. Abbiamo visitato l'Eremo, quindi siamo scesi all'ostello, incrociando addirittua ben sei caprioli e, davanti ad una locanda, un cinghialino, che per poco non ho messo sotto. Mi sono ricreato con una bella schiacciata ai funghi trifolati (ché oggi è vigilia, sennò...) e poi siamo tornati i patria. Che aggiungere? Un bellissimo pomeriggio, fra salite ripidissime e tornanti incredibili, che non so proprio come abbia potuto salire in bicicletta, quel matto; e ora sono qui, un po' stanco e un po' rincitrullito, aspettando la Via Crucis di stasera, che seguirò per le vie del centro. Auguri a tutti sin da adesso.
02 Aprile 2007
Sede vacante per il migliore amico; mi bastano le Matteo'AngelsRieccomi, dopo modifiche ed esperimenti vari per dotare questo mio blog di tutti gli strumenti più strambi ed impensabili, tornare a scrivere delle mie avventure e sventure; soprattutto, tornare a pubblicare, nei limiti del possibile e del ragionevole, i miei pensieri e le mie meditazioni. Il fine settimana, del resto, è stato intensissimo, a partire dalla lezione di Storia della Lingua Latina, sabato mattina, che mi costrinse ad alzarmi alle 6:30, per essere in tempo a Firenze per le 9:00: lezione, poi, strabiliante, come al solito, per un fanatico come me; ma che sacrificio! Speriamo almeno che ne valga la pena. Quindi, ritorno in fretta e furia, pranzo in pasticceria, palestra e cena. Un ritmo incessante, insomma, che non mi ha fatto fermare un minuto e, d’altro canto, è stato però alleviato da una solitudine pressoché assoluta che ha conciliato la meditazione e la riflessione. Il sabato sera, poi, è stato incredibilmente piacevole, in compagnia della carissima Alice, prima per il corso, poi al Nexò, prenotato per una festa di Compleanno, alla quale ci siamo imbucati selvaggiamente, ma con tanto di inviti gratuiti (sappiamo fare le cose per bene), affiancati da delle sue amiche, tutte belle e brave ragazze, almeno così mi è sembrato a prima vista: ballo, divertimento, bella musica, tanti scarafaggi sbarbini e, soprattutto, tante graziose sbarbine (che in fondo mi disgustano sempre un po’, ma che, tutto sommato, non erano affatto una brutta vista, anzi…). In definitiva, un sabato sera coi fiocchi, in ottima compagnia, in un ottimo locale, ripulito anche dalle brutte frequentazioni consuete, senza pensieri, senza più né pensare né rimpiangere Luca e la sua “frattura”: una rinascita dalle radici. La domenica: la messa della Palme, il pranzo, sempre in pasticceria, ed uno splendido pomeriggio con la mia preziosissima Giulia (onarthanatos), ad aggiornarla degli ultimi rivolgimenti, quindi con la simpatica Gaia (nyneve) e l’Ilaria, insomma, il gruppo della Giulia, che in buona parte conosco anch’io ed è sempre una compagnia divertente, intelligente e piacevole. Un fine settimana d’oro, insomma, quale da tanto tempo non mi ricapitava. Ed eccomi qui, finalmente, a mettere un po’ di ordine alle idee, come la scrittura mi impone e consente; ad esporre e pubblicare, come a questo punto ritengo sia giusto e doveroso, una considerazione obiettiva ed abbastanza fondata, sulla quale ho riflettuto a lungo e da diverso tempo, per me, in sostanza, anche piuttosto sconfortante; di cui, peraltro, prendo atto, tuttavia, con il doveroso distacco di chi alla fine si rassegna: nella mia vita ho sempre cercato di avere amici maschi e amiche femmine, fra cui, poi, avere il e la migliore, confidenti, in azzurro e in rosa, assoluti e di massima fiducia, gli altri, poi, per gradi, ma tutti comunque accomunati sotto la dicitura di “amici”, distinti, non so se con onore o meno, ma dalla frotta invece nutrita dei “conoscenti”; i miei amici, del resto, sono sempre stati pochi, scelti, buoni, o almeno così li ho ritenuti nel momento in cui li ho scelti, voluti, quando, insomma, ho cominciato, passo dopo passo, ad aprirmici e farmi conoscere; ebbene, dopo l’ultima mossa di Luca, posso dire, senza tema di essere smentito o correre il rischio di generalizzare troppo, che tutte le amiche, in ogni momento, mai mi hanno deluso, sempre mi sono state e mi si sono fatte sentire vicine nei momenti di bisogno; fra tutti gli amici, invece, anche a cercare col lanternino, alla fine non ce n’è stato uno, neanche uno, che prima o dopo, non mi abbia mai riservato qualche delusione, di maggiore o minor peso, ma pur sempre con sconforto, da parte mia, non sempre, peraltro, riparabile e recuperabile. E quel che mi sorprende, per di più, è che alle stesse considerazioni sono arrivati anche atri, e non solo maschi come me! È vero che, come ha notato giustamente di recente una persona che, posso ammettere, mi conosce alla perfezione, io son un tipo che dagli altri non riceve semplicemente, bensì pretende e pretende tantissimoo, da 1 a 100, sicuramente 100, ma è anche vero, come osservato dalla stessa persona, che se io ricevo 100 da qualcuno, quel qualcuno, poi, da me, può aspettarsi 150 e più, e non banalmente “a richiesta”, bensì spontaneamente, come atto che riterrei in ogni momento dovuto, da parte mia, in segno di chiara riconoscenza, e che onorerei continuamente, ad ogni possibile occasione; così come è vero che sono un tipo trasparente, cristallino, o che almeno si sforza di esserlo, che, solo a VOLERLO conoscere, lascerebbe trasparire tutto di sé, cosa pensa, come si comporta, le ragioni del proprio essere nella forma più aperta; ripeto, solo a volerlo conoscere, però. Ma considerati i precedenti, tutti doverosamente insieme, non mi rimane, a questo punto, che prendere atto del fatto che, per ogni sesso, è quasi matematico che l’amicizia più dolce nasca, se lo si vuole, per lo più con l’altro sesso, mentre, con il medesimo, con cui, invece, più che una semplice amicizia, penso sarebbe ragionevole aspettarsi e pretendere una certa “sodalità”, un’amicizia al quadrato, intesa come condivisione di confidenze, esperienze, pensieri e progetti, liberamente, senza il timore di invidie o gelosie, bensì, semmai, ricevendone sempre incoraggiamenti, stimoli ed esortazioni, tale stessa aspettativa sia utopica ed irrealizzabile. Certo, non voglio dettare una legge scientifica, che l’esperienza convalidi e che si possa presupporre aprioristicamente per tutto e tutti: ci saranno sicuramente le eccezioni; me lo auguro con tutto il cuore, soprattutto, e, sostanzialmente, me ne compiaccio al massimo grado; fa sempre piacere, infatti, a me almeno, sapere e vedere che qualcuno ha titoli e meriti positivi per smentire e sconfessare, anche energicamente, certe mie considerazioni e valutazioni del mondo, che, altrimenti, un certo mio pessimismo di fondo rischierebbe spesso di colorare troppo di nero; insomma, gli uomini, per me, sono sempre tutti cattivi, ma non sempre o proprio tutti, in fin dei conti, per fortuna. Conclusione: il seggio, o meglio il trono per il mio migliore amico è vacante e, sino a mio nuovo ordine, tale rimarrà; non ci casco ancora una volta e chiunque vorrà occupare quel posto, dovrà essere pronto e disposto a sottoporsi, da subito, ad una gavetta molto prolungata e pesante, che, d’altra parte, sin da adesso, io stesso sconsiglio calorosamente a chiunque vorrà azzardarsi ad intraprendere la scalata. In attesa, del resto, ho le mie amiche, Giulia, Martina, Alice (questa è la triade delle ragazze, tutte ugualmente importanti e fondamentali per me, ciascuna a suo modo), in primo luogo, poi la mitica Carlotta (greenbutterfly), non seconda ma con cui ho un’amicizia ancora diversa: loro sono perfette, sotto ogni aspetto, mi conoscono bene, mi capiscono, mi ascoltano, NON MI HANNO MAI DELUSO, neppure un istante, neppure in qualche inezia; loro sole MERITANO ogni mia attenzione, ogni mia disponibilità, ogni mia energia, per renderle contente e serene, per non fargli mai mancar niente, né di quello che mi sia umanamente possibile, né di quello che non lo sia. Grazie dunque a voi, e soltanto a voi, mie luminose principesse! So che un grazie è poco e banale, e vedrò di corroboralo con gesti, atti, comportamenti, fatti concreti: per ora, insomma, sia solo un acconto. Ma grazie infinite davvero per tutto quello che da quando vi conosco, sempre mi avete dato, volontariamente o inconsapevolmente, mai mi avete fatto mancare, e, soprattutto, grazie per la rara gratuità con cui me l’avete dato, senza interessi o malignità, senza sfruttamenti e sempre con quel garbo e quella delicatezza che tutte e quattro vi contraddistinguono ed ornano divinamente. Un bacio forte alle mie quattro angiolette: le prodigiose e provvidenziali Matteo’s Angels. 30 Marzo 2007
Fase tre - PremesseLa mattinata di questo “day-after” è stata assolutamente ricca e sostanzialmente positiva: solo due ore di una bellissima lezione di Storia della Lingua Latina e poi sono ritornato ad Arezzo. Ma, a parte il dovere, c’è stato anche il pensare, il meditare, la ricerca di possibili cause a quanto è successo, la riflessione su un messaggio ricevuto ieri pomeriggio, non ovviamente da Luca (con lui, ormai, è gelo assoluto), ma da un altro amico che, ovviamente, non nomino ed a cui mi indirizzerò solo come “buon intenditore”. Ebbene, mi è venuto in mente quello che, l’anno scorso, quando io decisi di cambiare gruppo, abbandonando i miei vecchi amici, qualcuno andò a dire a Luca: “Sta attento! Non pensi che quello che sta facendo ora, un giorno lo possa fare anche con te?”. Lui si fidò. Si fidò, eppure mi chiese continuamente garanzie che non l’avrei mai fatto, non avrei mai tradito l’amicizia con lui: io mi ci trovavo bene, avevo ricostruito un rapporto nuovo, leale, soddisfacente, fondato sulla fedeltà e sulla assoluta sincerità; chi o cosa avrebbe mai potuto spingermi a rompere anche quell’amicizia? Oltretutto, io sono uno che ama molto poco i cambiamenti, tanto meno quelli delle amicizie: il precedente gruppo l’avevo voluto lasciare non per ragioni di comodo, perché avessi trovato Luca, ma perché c’erano comportamenti e modi che non mi andavano bene, e tuttora sopporto poco volentieri; non erano comuni a tutti, è vero, ed il mio errore fatale fu quello di coinvolgere, nell’affare, anche chi non c’entrava; fui frainteso e non semmai districarmi; non seppi chiarire quello che non mi andava, mi limitai a staccarmi sempre più nettamente; fui un pessimo comunicatore. D’altro canto, proprio chi più direttamente attaccavo, meno di tutti si pose il problema di mantenermi, di cambiare, per salvare l’amicizia: è inutile che poi mi si venga a dire, con un plurale che peraltro a me desta sospetto, “abbiamo sofferto”; un singolare, in quel caso, basta ed avanza, secondo me; è credibile, me lo sono sempre aspettato ed è stato anche il pensiero che più mi ha addolorato, nel tempo; ma il plurale no, non è credibile, è smentito dai fatti, coinvolge chi non ci sta; al massimo, lo ammetto a coinvolgere altri, e semmai me ne dispiaccio, ma non lo sento azzeccato, di sicuro, per quelli che realmente sembra coinvolgere, perlomeno a quanto pare dalle intenzioni di chi lo dice o scrive. Insomma, comunque, dicevo che non amo i cambiamenti; e tuttora è così: sono cambiato molto, dentro, sono cresciuto, ma le mie garanzie mi piace ancora averle e darle (al contrario di quanto si creda): non tradisco, semmai avverto e poi passo all’azione; non abbandono; non me ne approfitto. E invece, con Luca, cos’è successo? È successo che, quando mi staccai, lui decise spontaneamente di schierarsi dalla mia parte e di difendere le mie posizioni; sottolineo spontaneamente, perché non lo coinvolsi mai, anzi, fino a che lui stesso, di testa sua, non venne allo scoperto, io non feci altro che invitarlo a non intromettersi, a restarsene fuori, a mantenere buoni rapporti con tutti. Qualcuno forse potrà dubitare di questo, ma so di avere la coscienza assolutamente pulita e di poter dire e scrivere liberamente: non esiste nessuno, in nessuna parte del mondo, che, in buona fede, possa uscirsene e sparare che quello che scrivo non è vero, che è pura invenzione auto-apologetica, solo per rifarmi una verginità, che, di fatto, l’anno scorso persi. Chiunque dica pure quello che vuole; io faccio i conti solo con la mia coscienza. E la mia coscienza, allora, mi disse di fidarmi e di affidarmi a quell’amico, sempre più vicino ed intimo, sempre più presente al mio fianco, sempre più amico, nel profondo senso della parola, in un momento di particolare difficoltà, tanto amico, quanto in precedenza nessuno, tranne il buon Marco (scav86) mi era mai stato o, perlomeno, mi ci si era fatto sentire. Tornassi indietro rifarei certi passi? Certo che sì; la situazione non mi andava bene, lo feci presente, non fui ascoltato, arrivederci e grazie: nessuno è sacro, tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. Dalla rottura col mio precedente gruppo imparai ad ingoiare meno rospi, a far più presente tutto ciò che non mi andasse, a presentare più chiaramente ed al diretto interessato le mie critiche, a fidarmi un po’ di più degli altri; fidarsi e ricevere tutto ciò che questo comporta in più, nel bene e nel male, rispetto ad un equidistante equilibrio d’affetti e sentimenti: sentirsi sempre in gioco, prendere posizioni pro o contro, godere di una compagnia impagabile e, di tanto in tanto, prendere qualche brutto schiaffo, tuttavia formativo. E con Luca? Con lui ho trascorso un anno intensissimo, di amicizia pura e vera, leale e disinteressata, il massimo che in tutti i miei vent’anni mai abbia potuto aspirare e ricevere: è un ottimo ragazzo, serio, affidabile, generoso. Alla fine? Alla fine è successo, innanzitutto, esattamente il contrario di quello da cui quell’iniziale avvertimento voleva metter in guardia lui; è successo contro di me, quello che mai io avrei fatto contro di lui. E cosa ho imparato dalla fine della amicizia con lui? Beh, innanzi tutto che fidarsi è bene, non fidarsi è male, fidarsi troppo è ancora peggio; quindi che ogni esclusività è nociva e va evitata, anche se a cercarla non sono stato sempre io e, soprattutto nei primi tempi, a me fu solo chiaramente richiesta ed io l’accettai di buon cuore soltanto per venire incontro ad una amico che mi si offriva con una credibilità ed una affidabilità assolute ed indiscutibili; comunque, in terzo luogo, che l’amicizia è fatta di dare ed avere, in ogni ambito e livello, e che devo diffidare sia da chi troppo da sia da chi troppo pretende. E per il futuro? Contrariamente a quello che qualche cinereo ultore (invito a cercare la voce “ultor, -oris”, nel vocabolario di latino, per chi non la conoscesse) si aspetterà, o da tempo aspettava, non sono solo, non navigo nel fango (usiamo un eufemismo…), non cerco ancore di salvataggio (figuriamoci! sto tanto bene a galla così come sto, con le mie amicizie di vecchia data, rinsaldate o recuperate; chi me lo farebbe fare di appesantirmi ancora di più col peso di ancore aggiuntive?), ho una schiera di amici e, soprattutto, amiche, che da mesi, qualcuna anche da anni (Giulia e Carlotta, ne sappiamo qualcosa), sono la luce dei miei occhi: a loro e solo a loro mi voglio dedicare, senza dare preminenza a nessuno in particolare, ma apprezzando e facendomi sentire al fianco di tutti contemporaneamente e con pressoché uguale affetto. Non conosco alcuna retromarcia, non la vorrei mai intraprendere, anche perché mi trovo già bene con chi mi sta accanto adesso, in ogni giorno della settimana; si sappia, per chi stava acquattato ad attendere una vendetta su di me, che, per quanto mi riguarda, potrà disperare di averla; nel mio cambio, al posto della retromarcia, io ho la sesta, e i miei motori guardano solo in una direzione: Avanti! Avanti! Avanti! 28 Marzo 2007
Lettera aperta al mio migliore amico e fratello Caro
Luca, Un abbraccio forte da migliore amico e fratello, Matteo. 26 Marzo 2007
Ce n'è solo per alcuni... solo per i buoni... Mi scuso per questo prolungato
silenzio, ma gli studi, le ripetizioni, la mia fissa di dover provare a tutti i
costi, sabato scorso, la ricetta di un dolce che ho trovato su una rivista (che
poi è venuto anche bene!) e certi miei lavoretti personali, cui mi sono
volentieri dedicato in un faticoso ozio letterario, mi hanno talmente occupato
che, anche quando ho avuto tempo per stare al computer, tuttavia non ho avuto
la forza di scrivere né il coraggio di abborracciare alla meno peggio le più
recenti novità. Comunque, tanto per riprendere un po’ il filo, sabato sera sono
stato benissimo, anzi meglio che benissimo: sono uscito tutta la sera con la
carissima Alice, una mia vecchia ed amata amica, nonché, praticamente, dopo la Giulia, e come la paziente
Martina, una mia confidente donna fidata (e per uno un po’ maschilista come me,
in certe cose, simili riconoscimenti sono onori d’oro per chi li riceve), e per
tutta la sera siamo rimasti quasi sempre e solo in due, esclusi gli incontri in
giro per il centro. Abbiamo trovato, tra gli altri, il buon Marchino (scav86),
con cui sono stato un po’ a chiacchierare con tanto piacere e serenità, quasi
come se fra noi due non fosse mai successo niente (caro Marco, sei sempre il solito bravo ragazzo, come non avevo mai
smesso di credere; ti conosco troppo bene, in fondo, e so che non puoi
deteriorare, per tua e mia fortuna; anche se sono il tuo EX-segretario, se ti
serve qualcosa, qualunque cosa sia nelle mie umane possibilità, sappi che puoi
contare su di me) ed il mitico Emanuele, o meglio Ema, che era davvero da
tanto tempo che non ritrovavo per il centro e mi ha fatto piacere rivedere. Poi,
sempre in due, siamo andati ad un pub a Montagnano, il famigerato “Boccon da
Ghiotti”, che è in assoluto il mio preferito nel circondario, a festeggiare il
superamento dell’Alice dell’esame teorico per la patente e là mi sono bevuto la
mia prima birra, o, meglio, la prima che mi sia piaciuta (io non amo quel che è
amaro, come la normale birra, appunto, ma lassù ne servono anche una marca, la “Dominus”,
che è molto più delicata e piacevole), che del resto ci siamo scolati
volentieri entrambi, chiacchierando praticamente di tutto. Quindi siamo tornati
a casa, che con questa trappola di ora legale, poi, non volevamo far troppo
tardi, senza contare che il sonno stava iniziando a farsi sentire. Comunque,
tutto sommato, una serata splendida.
Grazie
infinite di tutto, mia cara Alice! Sei sempre una grande amica, simpatica,
brillante e con la testa sulle spalle, per di più sei anche una bellissima
ragazza, che però, allo stesso tempo, benché, come tante altre, che, d’altro
canto, invece, si fanno conquistare e perdere, anche tu sia esposta a questo infame
mondo lusinghiero e deviante, tu, tuttavia, come poche, riesci ad avere la
forza ed il coraggio di non farti imbrattare ed imbruttire. Sei una compagna di serate, a piedi, come in macchina, assolutamente unica e per me è sempre
un piacere prezioso averti accanto. Mi rallegra che, dopo diversi mesi di
silenzio, ora si stia recuperando un bel rapporto: evidentemente non era
scritto nelle stelle che le nostre strade si dividessero per sempre, e meno
male! Per il resto, lo sai, quel che ti auguro è tutta la felicità e la gioia del mondo e, non ultimo, di trovare un principe azzurro che finalmente ti faccia essere e sentire la principessa gentile che, interiormente, tu sei davvero, nella tua rara e raffinata dolcezza.
Per il resto, tutto regolare, domenica domestica e di svago; lunedì, cioè oggi, piacevolissimo, grazie soprattutto alla mia cara Martina, che come al solito, con gli altri, mi ha accompagnato in treno ed ho ritrovato alla lezione di Abilità Informatiche (praticamente le due ore in cui io, lei e la Carlotta si sta a navigare selvaggiamente, per conto nostro, sfruttando le linee dell’università). E poi? E poi si va avanti, sempre con coraggio, ora, però, anche con qualche nuova speranza in più. | Che siate giunti qui per sbaglio, girovagando o per scelta, grazie per la visita!Commenti recentiAmo1. La mia pulcina adorata!!!
2. Parlare e ridere con i miei amici 3. Viaggiare e conoscere gente nuova 4. Ascoltare la musica o leggere un buon libro 5. Chiacchierare e scherzare con chiunque Odio1. I superbi, che credono d'avere ragione e vorrebbero importela, come se tu fossi un cretino
2. Gli sciaborditi, no-global e pacifisti violenti e radicali 3. Ogni estremista, di sinistra e destra 4. Gli intellettuali che si credono i nuovi vati del nostro secolo e vorrebbero guidarci secondo le loro idee ed i loro progetti, vecchi e polverosi 5. Dovermi alzare presto la mattina (quando non mi aspettano buone compagnie) Grazie a tutti voiNon perdetevi neanche questi blog!!!Archivio
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