I messaggi di Marzo 2007

30 Marzo 2007

Fase tre - Premesse

La mattinata di questo “day-after” è stata assolutamente ricca e sostanzialmente positiva: solo due ore di una bellissima lezione di Storia della Lingua Latina e poi sono ritornato ad Arezzo. Ma, a parte il dovere, c’è stato anche il pensare, il meditare, la ricerca di possibili cause a quanto è successo, la riflessione su un messaggio ricevuto ieri pomeriggio, non ovviamente da Luca (con lui, ormai, è gelo assoluto), ma da un altro amico che, ovviamente, non nomino ed a cui mi indirizzerò solo come “buon intenditore”. Ebbene, mi è venuto in mente quello che, l’anno scorso, quando io decisi di cambiare gruppo, abbandonando i miei vecchi amici, qualcuno andò a dire a Luca: “Sta attento! Non pensi che quello che sta facendo ora, un giorno lo possa fare anche con te?”. Lui si fidò. Si fidò, eppure mi chiese continuamente garanzie che non l’avrei mai fatto, non avrei mai tradito l’amicizia con lui: io mi ci trovavo bene, avevo ricostruito un rapporto nuovo, leale, soddisfacente, fondato sulla fedeltà e sulla assoluta sincerità; chi o cosa avrebbe mai potuto spingermi a rompere anche quell’amicizia? Oltretutto, io sono uno che ama molto poco i cambiamenti, tanto meno quelli delle amicizie: il precedente gruppo l’avevo voluto lasciare non per ragioni di comodo, perché avessi trovato Luca, ma perché c’erano comportamenti e modi che non mi andavano bene, e tuttora sopporto poco volentieri; non erano comuni a tutti, è vero, ed il mio errore fatale fu quello di coinvolgere, nell’affare, anche chi non c’entrava; fui frainteso e non semmai districarmi; non seppi chiarire quello che non mi andava, mi limitai a staccarmi sempre più nettamente; fui un pessimo comunicatore. D’altro canto, proprio chi più direttamente attaccavo, meno di tutti si pose il problema di mantenermi, di cambiare, per salvare l’amicizia: è inutile che poi mi si venga a dire, con un plurale che peraltro a me desta sospetto, “abbiamo sofferto”; un singolare, in quel caso, basta ed avanza, secondo me; è credibile, me lo sono sempre aspettato ed è stato anche il pensiero che più mi ha addolorato, nel tempo; ma il plurale no, non è credibile, è smentito dai fatti, coinvolge chi non ci sta; al massimo, lo ammetto a coinvolgere altri, e semmai me ne dispiaccio, ma non lo sento azzeccato, di sicuro, per quelli che realmente sembra coinvolgere, perlomeno a quanto pare dalle intenzioni di chi lo dice o scrive. Insomma, comunque, dicevo che non amo i cambiamenti; e tuttora è così: sono cambiato molto, dentro, sono cresciuto, ma le mie garanzie mi piace ancora averle e darle (al contrario di quanto si creda): non tradisco, semmai avverto e poi passo all’azione; non abbandono; non me ne approfitto. E invece, con Luca, cos’è successo? È successo che, quando mi staccai, lui decise spontaneamente di schierarsi dalla mia parte e di difendere le mie posizioni; sottolineo spontaneamente, perché non lo coinvolsi mai, anzi, fino a che lui stesso, di testa sua, non venne allo scoperto, io non feci altro che invitarlo a non intromettersi, a restarsene fuori, a mantenere buoni rapporti con tutti. Qualcuno forse potrà dubitare di questo, ma so di avere la coscienza assolutamente pulita e di poter dire e scrivere liberamente: non esiste nessuno, in nessuna parte del mondo, che, in buona fede, possa uscirsene e sparare che quello che scrivo non è vero, che è pura invenzione auto-apologetica, solo per rifarmi una verginità, che, di fatto, l’anno scorso persi. Chiunque dica pure quello che vuole; io faccio i conti solo con la mia coscienza. E la mia coscienza, allora, mi disse di fidarmi e di affidarmi a quell’amico, sempre più vicino ed intimo, sempre più presente al mio fianco, sempre più amico, nel profondo senso della parola, in un momento di particolare difficoltà, tanto amico, quanto in precedenza nessuno, tranne il buon Marco (scav86) mi era mai stato o, perlomeno, mi ci si era fatto sentire. Tornassi indietro rifarei certi passi? Certo che sì; la situazione non mi andava bene, lo feci presente, non fui ascoltato, arrivederci e grazie: nessuno è sacro, tutti sono importanti, nessuno è indispensabile. Dalla rottura col mio precedente gruppo imparai ad ingoiare meno rospi, a far più presente tutto ciò che non mi andasse, a presentare più chiaramente ed al diretto interessato le mie critiche, a fidarmi un po’ di più degli altri; fidarsi e ricevere tutto ciò che questo comporta in più, nel bene e nel male, rispetto ad un equidistante equilibrio d’affetti e sentimenti: sentirsi sempre in gioco, prendere posizioni pro o contro, godere di una compagnia impagabile e, di tanto in tanto, prendere qualche brutto schiaffo, tuttavia formativo. E con Luca? Con lui ho trascorso un anno intensissimo, di amicizia pura e vera, leale e disinteressata, il massimo che in tutti i miei vent’anni mai abbia potuto aspirare e ricevere: è un ottimo ragazzo, serio, affidabile, generoso. Alla fine? Alla fine è successo, innanzitutto, esattamente il contrario di quello da cui quell’iniziale avvertimento voleva metter in guardia lui; è successo contro di me, quello che mai io avrei fatto contro di lui. E cosa ho imparato dalla fine della amicizia con lui? Beh, innanzi tutto che fidarsi è bene, non fidarsi è male, fidarsi troppo è ancora peggio; quindi che ogni esclusività è nociva e va evitata, anche se a cercarla non sono stato sempre io e, soprattutto nei primi tempi, a me fu solo chiaramente richiesta ed io l’accettai di buon cuore soltanto per venire incontro ad una amico che mi si offriva con una credibilità ed una affidabilità assolute ed indiscutibili; comunque, in terzo luogo, che l’amicizia è fatta di dare ed avere, in ogni ambito e livello, e che devo diffidare sia da chi troppo da sia da chi troppo pretende. E per il futuro? Contrariamente a quello che qualche cinereo ultore (invito a cercare la voce “ultor, -oris”, nel vocabolario di latino, per chi non la conoscesse) si aspetterà, o da tempo aspettava, non sono solo, non navigo nel fango (usiamo un eufemismo…), non cerco ancore di salvataggio (figuriamoci! sto tanto bene a galla così come sto, con le mie amicizie di vecchia data, rinsaldate o recuperate; chi me lo farebbe fare di appesantirmi ancora di più col peso di ancore aggiuntive?), ho una schiera di amici e, soprattutto, amiche, che da mesi, qualcuna anche da anni (Giulia e Carlotta, ne sappiamo qualcosa), sono la luce dei miei occhi: a loro e solo a loro mi voglio dedicare, senza dare preminenza a nessuno in particolare, ma apprezzando e facendomi sentire al fianco di tutti contemporaneamente e con pressoché uguale affetto. Non conosco alcuna retromarcia, non la vorrei mai intraprendere, anche perché mi trovo già bene con chi mi sta accanto adesso, in ogni giorno della settimana; si sappia, per chi stava acquattato ad attendere una vendetta su di me, che, per quanto mi riguarda, potrà disperare di averla; nel mio cambio, al posto della retromarcia, io ho la sesta, e i miei motori guardano solo in una direzione: Avanti! Avanti! Avanti!

 
29 Marzo 2007

Le famose ultime parole...

Come non detto. E precisamente un anno dopo, o poco più. Per ragioni che ancora non mi so spiegare, ma di evidente Nemesi storica (che mi sta anche bene). L'amicizia con Luca è finita. Ieri ho cercato di fare di tutto per mantenerla, perché tenevo davvero tanto a lui; ma è stato irremovibile. A questo punto non mi rimane che costruire una fase-due, o meglio fase-tre: qualche idea già ce l'ho; se non altro, sono gesti doverosi, ormai. Ma annuncerò le novità prossimamente.
Tags: luca amicizia
 
28 Marzo 2007

Lettera aperta al mio migliore amico e fratello

Caro Luca,
erano diversi giorni che, tra me e me, nei miei storici silenzi, venivo meditando questa lettera aperta, soppesandone le parole ed i contenuti. e quest'oggi, finalmente, ritengo sia giunto il momento di scrivere quello che, pezzo dopo pezzo, dentro di me si è venuto costruendo.
Ci siamo conosciuti per caso, nel lontano, ma per me sempre vicino, Maggio 2004: ancora ti ricordo, in quella bella giornata assolata, seduto a terra, nel prato, dopo aver giocato a calcetto con Marco, allora il mio migliore amico, nei campini vicino casa nostra; non ti conoscevo, ma mi rimanesti subito simpatico; le tue preoccupazioni, i tuoi atteggiamenti pensosi mi ispirarono subito una grande ed innata fiducia e, mi dissi, per quanto mi riguardasse, avrei dovuto sempre essere per te un conforto, una certezza e la persona che, più di ogni altro, avesse potuto rassicurarti. Non so, nel tempo, quanto all'atto pratico io abbia tenuto fede a quello spontaneo proposito, ma ti garantisco che, di volta in volta, è sempre stato categorico, in me, per orientare ogni mio gesto ed ogni mia scelta d'amicizia verso di te.
Da quel giorno, cominciammo ad incontrarci, più e meno casualmente, in giro, ad uscire interi pomeriggi, a chiacchierare con sempre maggiore confidenza ed io iniziai ad aprire porte ed archivi, dentro di me, solo con te, e il perché ancora mi sfugge, ma, d’altro canto, non lo ritengo nemmeno così importante, che, comunque, sino a quel momento avevo gelosamente tenuto serrati, forse perché non ero mai stato adeguatamente stimolato dall'ambiente circostante, come allora, invece, lo ero dalla tua compagnia.
Abbiamo trascorso momenti estremamente piacevoli, ore ed ore al telefono o in macchina, a parlare di tutto e di tutti e, alla fine, progressivamente, e tuttavia senza ciniche scaltrezze, anzi solo con la tua gentilezza, la tua cordialità e la tua sostanziale bontà d'animo, ti sei venuto acquistando ed espandendo, nel mio cuore, una porzione di attenzioni, da parte del mio animo, assolutamente esclusiva ed incontrastata.
Abbiamo attraversato prove più e meno facili, momenti più e meno difficili, con il favore di un’amicizia fresca e cementata dalla assoluta sincerità e dall’immancabile sostegno reciproco e nonostante la difficoltà di esserci conosciuti già ventenni, quindi con, alle spalle, ciascuno una sua storia pregressa, più o meno conclusa, e, soprattutto, però, determinante sotto tanti punti di vista.
Tu sei diventato, insomma, il fratello che non ho mai avuto, perfetto in ogni aspetto, pur nelle tue umane ed involontarie mancanze o manchevolezze, cui, del resto, neanch’io sono mai stato o sono immune; il confidente primario, il “primo ministro” della mia vita e, per dirla come Orazio, “la parte migliore della mia anima”, soprattutto, d’altra parte, in maniera inscindibile ed inalterabile: mi hai conosciuto totalmente, nel mio passato, come nel mio presente, nei miei modi di pensare e di agire; e lo stesso tu hai permesso a me, sul tuo conto. Ci siamo più volte accordati, spesso chiariti, sempre rispettati e reciprocamente difesi: tu mi hai fatto conoscere un’amicizia profonda, sincera ed intensa, quale poche volte e con pochi, prima di te, mi era stato dato trovare e vivere.
Ebbene, mio caro Luca, concludo questo breve resoconto, che spero non ti offenda, con delle considerazioni, che fotografino fedelmente, e senza nulla tacere, lo stato attuale del mio animo e, nella fattispecie quello rivolto verso di te: sai che ho i miei problemi, i miei dubbi, le mie arrabbiature; sai come penso, come mi comporto, cosa cerco e cosa non tollero; sai che tengo a te ed alla nostra amicizia, o, meglio, ormai fammela pure chiamare solo fratellanza; sai che non sono perfetto, per fortuna, e che spesso sbaglio, per tante ragioni; sai che, seppure sia un tipo razionale e calcolatore, non sempre riesco ad evitare qualche colossale boiata, cui mi spingano le emozioni ed i sentimenti del momento; sai, infine, dove sono e spero che tu non abbia mai dubitato, né dubiti adesso, che, qualunque cosa ti servirà o potrò fare per te, io ci sono e ci sarò sempre, a Dio piacendo. Ricordi quelle famose parole di quella canzone? “Grida forte e sai che correrò”? Ecco, quelle parole per me sono ancora pienamente valide, come spero lo siamo per te. La mia casa rimane anche la tua casa, nel senso più lato che si possa intendere; la mia famiglia, la tua famiglia. Ti ringrazio per tutte le volte che hai avuto pazienza con il mio tremendo carattere e per ogni volta che hai perdonato certi miei errori, nell’auspicio che tu non smetta mai di farlo e nell’ impegno, da parte mia, a sbagliare di meno; mi scuso per tutte le mie manchevolezze e debolezze, sempre, ti assicuro, involontarie, seppure non per questo meno scortesi ed inopportune; ti voglio un bene dell’anima e spero che la nostra amicizia, come una volta qualcuno mi scrisse in un messaggio, col tempo possa sempre più consolidarsi e mai, neppure un solo istante, incrinarsi.

Un abbraccio forte da migliore amico e fratello, Matteo.

 
26 Marzo 2007

Ce n'è solo per alcuni... solo per i buoni...

Mi scuso per questo prolungato silenzio, ma gli studi, le ripetizioni, la mia fissa di dover provare a tutti i costi, sabato scorso, la ricetta di un dolce che ho trovato su una rivista (che poi è venuto anche bene!) e certi miei lavoretti personali, cui mi sono volentieri dedicato in un faticoso ozio letterario, mi hanno talmente occupato che, anche quando ho avuto tempo per stare al computer, tuttavia non ho avuto la forza di scrivere né il coraggio di abborracciare alla meno peggio le più recenti novità. Comunque, tanto per riprendere un po’ il filo, sabato sera sono stato benissimo, anzi meglio che benissimo: sono uscito tutta la sera con la carissima Alice, una mia vecchia ed amata amica, nonché, praticamente, dopo la Giulia, e come la paziente Martina, una mia confidente donna fidata (e per uno un po’ maschilista come me, in certe cose, simili riconoscimenti sono onori d’oro per chi li riceve), e per tutta la sera siamo rimasti quasi sempre e solo in due, esclusi gli incontri in giro per il centro. Abbiamo trovato, tra gli altri, il buon Marchino (scav86), con cui sono stato un po’ a chiacchierare con tanto piacere e serenità, quasi come se fra noi due non fosse mai successo niente (caro Marco, sei sempre il solito bravo ragazzo, come non avevo mai smesso di credere; ti conosco troppo bene, in fondo, e so che non puoi deteriorare, per tua e mia fortuna; anche se sono il tuo EX-segretario, se ti serve qualcosa, qualunque cosa sia nelle mie umane possibilità, sappi che puoi contare su di me) ed il mitico Emanuele, o meglio Ema, che era davvero da tanto tempo che non ritrovavo per il centro e mi ha fatto piacere rivedere. Poi, sempre in due, siamo andati ad un pub a Montagnano, il famigerato “Boccon da Ghiotti”, che è in assoluto il mio preferito nel circondario, a festeggiare il superamento dell’Alice dell’esame teorico per la patente e là mi sono bevuto la mia prima birra, o, meglio, la prima che mi sia piaciuta (io non amo quel che è amaro, come la normale birra, appunto, ma lassù ne servono anche una marca, la “Dominus”, che è molto più delicata e piacevole), che del resto ci siamo scolati volentieri entrambi, chiacchierando praticamente di tutto. Quindi siamo tornati a casa, che con questa trappola di ora legale, poi, non volevamo far troppo tardi, senza contare che il sonno stava iniziando a farsi sentire. Comunque, tutto sommato, una serata splendida.


Grazie infinite di tutto, mia cara Alice! Sei sempre una grande amica, simpatica, brillante e con la testa sulle spalle, per di più sei anche una bellissima ragazza, che però, allo stesso tempo, benché, come tante altre, che, d’altro canto, invece, si fanno conquistare e perdere, anche tu sia esposta a questo infame mondo lusinghiero e deviante, tu, tuttavia, come poche, riesci ad avere la forza ed il coraggio di non farti imbrattare ed imbruttire. Sei una compagna di serate, a piedi, come in macchina, assolutamente unica e per me è sempre un piacere prezioso averti accanto. Mi rallegra che, dopo diversi mesi di silenzio, ora si stia recuperando un bel rapporto: evidentemente non era scritto nelle stelle che le nostre strade si dividessero per sempre, e meno male! Per il resto, lo sai, quel che ti auguro è tutta la felicità e la gioia del mondo e, non ultimo, di trovare un principe azzurro che finalmente ti faccia essere e sentire la principessa gentile che, interiormente, tu sei davvero, nella tua rara e raffinata dolcezza.


Per il resto, tutto regolare, domenica domestica e di svago; lunedì, cioè oggi, piacevolissimo, grazie soprattutto alla mia cara Martina, che come al solito, con gli altri, mi ha accompagnato in treno ed ho ritrovato alla lezione di Abilità Informatiche (praticamente le due ore in cui io, lei e la Carlotta si sta a navigare selvaggiamente, per conto nostro, sfruttando le linee dell’università). E poi? E poi si va avanti, sempre con coraggio, ora, però, anche con qualche nuova speranza in più.

 
24 Marzo 2007

Ancora un po' di saggezza dal lontano Oriente

Non temere se il tuo cavallo scappa. Se ti appartiene, ritornerà. E se non tornerà, è perché non è mai stato tuo.

Che aggiungere a queste poche parole, che, come ogni proverbio, hanno il raro pregio di esprimere, in concisione, una verità tanto lampante e apparentemente banale, quanto, però, purtroppo, troppo spesso dimenticata o messa da parte?
 
21 Marzo 2007

Si chiudono le porte di Giano

Eccomi tornare, dopo tutto questo silenzio, a scrivere qualcosa di nuovo; ma tra l'università, le ripetizioni e le chat non ho mai avuto un momento libero per rilassarmi; ed in fondo è stato anche meglio, perché i sentimenti ed i pensieri che mi sono balenati in testa, in questi ultimi giorni, sono stati tanti ed estremamente contraddittori: solo ora, insomma, posso scrivere liberamente e con le idee un tantino più chiare. Prima di tutto il "silenzio": chi mi ha frequentato, ultimamente, tutto potrà dire, fuorché che me ne sono rimasto in silenzio o più taciturno del solito; anzi, tutto sommato posso dire di essermi reso anche più loquace, con qualcuno, che in passato. Però, a ben vedere, sono rimasto anche solo e piuttosto spesso e a lungo: in treno, in autobus, in casa. Il "silenzio", il "mio silenzio" è pericoloso: mi ci chiudo poche volte, ma, sostanzialmente, periodicamente; scruto e rivedo pezzettino dopo pezzettino, file dopo file, l'archivio della mia memoria, la mia vita in complesso: le mie relazioni, le mie tolleranze e le mie intolleranze, i miei elementi favorevoli e che apprezzo e quelli critici, che meritano più attenzione, le vendette da aspettare, quelle da consumare e quelle da graziare: insomma, un auto-screening generale, dal quale c'è chi poi ne esce senza testa, quindi non ne esce, chi con le ossa rotte (e, alle volte, sarebbe stato meglio se ne fosse uscito senza testa), chi con un pugno, chi con una carezza; chi crolla vertiginosamente e chi viene generosamente rivalutato. Ebbene, la "commissione" della mia testa, che ha svolto questo lento e cinicamente raziocinante scandaglio, ha prodotto i suoi risultati: basta! Basta aprire le porte a tutti coloro che mi si presentino; basta sorridere a chi non mi va a genio neppure a pelle; basta perdonare e abbozzare, ingoiare rospi, che, tanto, alla fine, avvelenano soltanto me; basta con tutto questo sistema di cortesia e dedizione altruistica. Nessun ripiego egoista o egocentrico, certamente, nessun isolamento, ma, d’altro canto, nuove regole di reclutamento nella schiera degli amici ed in quella dei nemici. Sia chiaro, cambia tutto anche per i vecchi amici e nemici: nessun privilegio, nessuna particolarità, nessuna eccezione. Alla fine, si salvano, in un ordine non casuale: Luca, la mia migliore amica Giulia, la Martina, la Carlotta, la Babi (stronzaconiraga), Marco (scav86) ed il mio ex-gruppo, per intero e comprese le nuove e gentili annessioni, tutti coloro che conosco all'università, che non potrei nominare singolarmente, senza incorrere nel rischio di far torto ad alcuna o alcuno e tutti coloro che ho conosciuto attraverso questo blog. Il resto è perduto. E che cambia? Cambia, cari miei, eccome! Mio caro Luca: tu non sei messo in discussione, semplicemente perché non ho alcun motivo di farlo; Giulia: ti voglio un bene dell'anima, lo sai: come intaccarti? Anzi, se ci fossero le parole adatte per abbracciarti e ringraziarti, oltre ad un banale "grazie", te le dedicherei a caratteri monumentali ovunque potessi; Martina, sei in crescita inarrestabile, ultimamente, cosa dire contro di te? Sei anzi una bella persona, con cui mi trovo benissimo, davvero come con pochi altri: grazie infinite anche a te. Carlotta: tu mi fai divertire da matti, lo sai, mi fai ridere su tutto e su tutti e tingi di luce tante mie giornate, con quel tuo sorriso solare e spensierato. Babi: che dire? Mi fai tanta tenerezza, e tu sai perché. Per parte mia, il massimo che posso farti, per ora, è mandarti un abbraccio forte con i migliori auspici, sempre rimanendo a tua disposizione. I miei colleghi e le mie colleghe d'università: mi fate compagnia ogni mattina, corso dopo corso; siete gentili e sorridenti e mi mettete sempre di buonumore, distraendomi da ogni noia e depressione: grazie anche a voi! Marchino (scav86), Marco, Ema, Matteo ed Amelio: con voi, fortunatamente, ho mantenuto o riaperto un dialogo positivo, che, questo mi rincuora, nonostante i miei errori, non butta alle ortiche quasi venti anni di amicizia; avete preso, o ripreso, molti punti anche voi, insomma. Infine, le amiche e gli amici di giovani.it: grazie per farvi spesso sentire, una, in particolare, la buona Stefania, e per riempire, chattando, con qualche chiacchiera e qualche risata, i miei solitari ed altrimenti noiosissimi pomeriggi. Da oggi si cambia sistema e vita. Inseguirò quella che i greci definivano mirabilmente come “eukolìa” che… come tradurla? Diciamo una serenità interiore, solare, non intaccabile, che si manifesta esteriormente in una condizione di sorridente pace e tranquillità. Basta lottare, vedere o crearmi nemici, reali o immaginari. Andrò per la mia strada, curando i miei interessi e quelli di chi si è salvato, o emergerà prossimamente. Per il resto, per tutto quello che finora non mi è andato bene, o continua a non andarmi bene, completa amnistia (nel senso etimologico di “dimenticanza volontaria”), senza rivendicazioni (eccetto eventuali crediti da riscuotere) o recriminazioni. E seguirò, finalmente, quello che consiglia un noto proverbio cinese:

 
Non meditar vendetta, ma siedi sulla riva del fiume e aspetta di veder passare il corpo del tuo nemico!

 
18 Marzo 2007

Test sulla personalità

Ringraziando il buon Marco (scav86) per la dritta sul suo blog, pubblico il risultato di un test sulla personalità, offerto da un sito che, di solito, è un concentrato di cavolate, ma, rovistando rovistando, con questi test ci prende anche quasi sempre.

Risultato test Come ti vedono


Hai totalizzato 46 punti su 60.
Il tuo profilo psicologico:  Gli altri ti vedono come una persona viva, briosa, piena di spirito, attiva; sei visto/a come una persona sempre al centro dell'attenzione, ma comunque equilibrata senza montarti la testa, in grado di tirar su il morale agli altri.

Mah. Per verificare, aspetto commenti di chi mi conosce.
 
17 Marzo 2007

Carpe diem!

Tu ne quaesieris (scire nefas) quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Vt melius quicquid erit pati!
Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum; sapias, uina liquens et spatio breui
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit inuida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

                                                             Orazio, Odi, I, 11
 
No, tu non indagare (non devi saperlo) quale sorte a me, quale
A te gli dei abbiano concesso, o Leuconoe, e non consultare

I tarocchi Babilonesi. Quanto è meglio accettare qualunque cosa verrà!

Sia che Giove ti permetta di trascorrere più inverni, sia che sia l’ultimo

Questo, che adesso sfianca, sulle opposte coste rocciose, il mare

Tirreno; tu sii saggia, mesci vino e, poiché c’è poco tempo,

Abbandona ogni speranza proiettata sul futuro. Mentre parliamo già invidiosa

Fugge la vita: cogli l’attimo, affidandoti il meno possibile al domani.
Tags: traduzione

Avanti con coraggio

Ultimamente, a parte le traduzioni che ho pubblicato, forse qualcuno si sarà reso conto, tirando un sospiro di sollievo o incuriosendosi, che non ho dato tanto spazio al diario delle mie giornate: il fatto è che da sabato scorso, lentamente, dopo tante burrasche interiori, ho finalmente ritrovato un certo equilibrio e, questi che stanno passando, non sono che i momenti di assestamento e di ricostruzione. Non posso dire di stare bene, in questo momento, né di essere sereno, tranquillo o, tantomeno, felice; ma chi può dirlo al mondo? Forse è proprio questo, del resto, che un po' mi ha consolato: il fatto di non essere solo a soffrire e la constatazione che, a ben vedere, ognuno ha le sue croci e chi non ne ha, si prepari ai prossimi rovesci. Certo, bella soddisfazione, mi si potrebbe obiettare. Ma che volete che vi dica: quando ci si trova in certe condizioni, qualsiasi cosa può essere sfruttata per tirare su il morale. Ora sono certo che, come al solito, il mondo girerà e chi mi ha fatto soffrire, volontariamente o involontariamente, nei giorni scorsi, presto o tardi riceverà quel che gli spetta, magari anche immeritato. Sono sicuro che tornerò a sorridere e a cavalcare l'onda, nel solito ciclo di alti e bassi di cui si compone la vita. E come la Babi mi scrisse e consigliò una volta, quando tornerà il sole, cercherò di godermelo, istante dopo istante, senza pensare al futuro. Basta soffrire, basta preoccuparsi per gli altri: chi mi vuole, mi cerchi e non mancherò di rispondere. Sarò benevolo verso tutti e tutte e sgarbato con nessuno, a meno che proprio non se lo meriti. Non sopporterò all'infinito, ma inizierò a far valere le mie ragioni, a farle rispettare e applicare, nei limiti della libertà altrui. Per quanto riguarda la sincerità e l'essere diretto, credo di aver imparato molto da quello che avvenne ormai un anno fa: quel Matteo è morto e sulle sue ceneri ne è risorto uno nuovo. Quel che rimane da dire, e soprattutto da dirmi, allora, è solo "Avanti Matteo! Avanti con coraggio!".
 
15 Marzo 2007

Pubbliche scuse

Rivolgo pubblicamente ed umilmente scusa ad una grande persona, che ieri si è sentita offesa da certe mie innocenti affermazioni sul suo conto: non tanto perché la questione non sia stata superata, quanto per darle lo spazio che merita, anche in questo blog. Senza nominarla, ma scenderò nello specifico, se me lo chiederà o mi autorizzerà, le rivolgo le più sincere scuse per un gesto avventato e di confidenza, che certo avrei potuto evitare, ma che, il mio temperamente spesso giocoso, seppure solo con le persone con cui mi trovo più a mio agio, mi ha spinto a commettere, con la candida innocenza, non tanto dell'immaturità, bensì della sorridente amichevolezza. D'altro canto, per quanto e quando, tutte le volte, mi è stata vicino, io tengo moltissimo a questa persona ed ho avuto, come ho, tutta la premura di dedicarle rispetto ed ogni generosa benevolenza possibile. Un abbraccio forte a te, gentile e preziosa persona, con la promessa, da parte mia, per una minore avventatezza in futuro e per la massima garanzia nei tuoi confronti.
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