Caro
Luca,
erano
diversi giorni che, tra me e me, nei miei storici silenzi, venivo meditando
questa lettera aperta, soppesandone le parole ed i contenuti. e quest'oggi,
finalmente, ritengo sia giunto il momento di scrivere quello che, pezzo dopo
pezzo, dentro di me si è venuto costruendo.
Ci
siamo conosciuti per caso, nel lontano, ma per me sempre vicino, Maggio 2004:
ancora ti ricordo, in quella bella giornata assolata, seduto a terra, nel
prato, dopo aver giocato a calcetto con Marco, allora il mio migliore amico,
nei campini vicino casa nostra; non ti conoscevo, ma mi rimanesti subito
simpatico; le tue preoccupazioni, i tuoi atteggiamenti pensosi mi ispirarono
subito una grande ed innata fiducia e, mi dissi, per quanto mi riguardasse,
avrei dovuto sempre essere per te un conforto, una certezza e la persona che,
più di ogni altro, avesse potuto rassicurarti. Non so, nel tempo, quanto
all'atto pratico io abbia tenuto fede a quello spontaneo proposito, ma ti
garantisco che, di volta in volta, è sempre stato categorico, in me, per
orientare ogni mio gesto ed ogni mia scelta d'amicizia verso di te.
Da
quel giorno, cominciammo ad incontrarci, più e meno casualmente, in giro, ad
uscire interi pomeriggi, a chiacchierare con sempre maggiore confidenza ed io
iniziai ad aprire porte ed archivi, dentro di me, solo con te, e il perché ancora
mi sfugge, ma, d’altro canto, non lo ritengo nemmeno così importante, che,
comunque, sino a quel momento avevo gelosamente tenuto serrati, forse perché
non ero mai stato adeguatamente stimolato dall'ambiente circostante, come
allora, invece, lo ero dalla tua compagnia.
Abbiamo
trascorso momenti estremamente piacevoli, ore ed ore al telefono o in macchina,
a parlare di tutto e di tutti e, alla fine, progressivamente, e tuttavia senza
ciniche scaltrezze, anzi solo con la tua gentilezza, la tua cordialità e la tua
sostanziale bontà d'animo, ti sei venuto acquistando ed espandendo, nel mio cuore,
una porzione di attenzioni, da parte del mio animo, assolutamente esclusiva ed
incontrastata.
Abbiamo
attraversato prove più e meno facili, momenti più e meno difficili, con il
favore di un’amicizia fresca e cementata dalla assoluta sincerità e dall’immancabile
sostegno reciproco e nonostante la difficoltà di esserci conosciuti già
ventenni, quindi con, alle spalle, ciascuno una sua storia pregressa, più o
meno conclusa, e, soprattutto, però, determinante sotto tanti punti di vista.
Tu
sei diventato, insomma, il fratello che non ho mai avuto, perfetto in ogni
aspetto, pur nelle tue umane ed involontarie mancanze o manchevolezze, cui, del
resto, neanch’io sono mai stato o sono immune; il confidente primario, il “primo
ministro” della mia vita e, per dirla come Orazio, “la parte migliore della mia
anima”, soprattutto, d’altra parte, in maniera inscindibile ed inalterabile: mi
hai conosciuto totalmente, nel mio passato, come nel mio presente, nei miei
modi di pensare e di agire; e lo stesso tu hai permesso a me, sul tuo conto. Ci
siamo più volte accordati, spesso chiariti, sempre rispettati e reciprocamente
difesi: tu mi hai fatto conoscere un’amicizia profonda, sincera ed intensa,
quale poche volte e con pochi, prima di te, mi era stato dato trovare e vivere.
Ebbene,
mio caro Luca, concludo questo breve resoconto, che spero non ti offenda, con
delle considerazioni, che fotografino fedelmente, e senza nulla tacere, lo
stato attuale del mio animo e, nella fattispecie quello rivolto verso di te:
sai che ho i miei problemi, i miei dubbi, le mie arrabbiature; sai come penso,
come mi comporto, cosa cerco e cosa non tollero; sai che tengo a te ed alla
nostra amicizia, o, meglio, ormai fammela pure chiamare solo fratellanza; sai
che non sono perfetto, per fortuna, e che spesso sbaglio, per tante ragioni;
sai che, seppure sia un tipo razionale e calcolatore, non sempre riesco ad
evitare qualche colossale boiata, cui mi spingano le emozioni ed i sentimenti
del momento; sai, infine, dove sono e spero che tu non abbia mai dubitato, né
dubiti adesso, che, qualunque cosa ti servirà o potrò fare per te, io ci sono e
ci sarò sempre, a Dio piacendo. Ricordi quelle famose parole di quella canzone?
“Grida forte e sai che correrò”?
Ecco, quelle parole per me sono ancora pienamente valide, come spero lo siamo
per te. La mia casa rimane anche la tua casa, nel senso più lato che si possa intendere; la mia famiglia, la tua famiglia. Ti ringrazio per tutte le
volte che hai avuto pazienza con il mio tremendo carattere e per ogni volta che
hai perdonato certi miei errori, nell’auspicio che tu non smetta mai di farlo e
nell’ impegno, da parte mia, a sbagliare di meno; mi scuso per tutte le mie manchevolezze e debolezze, sempre, ti
assicuro, involontarie, seppure non per questo meno scortesi ed inopportune; ti voglio un bene dell’anima e spero
che la nostra amicizia, come una volta qualcuno mi scrisse in un messaggio, col
tempo possa sempre più consolidarsi e mai, neppure un solo istante, incrinarsi.
Un abbraccio forte da migliore amico e fratello, Matteo.
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complimenti
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