07 Dicembre 2008

Risultati del Sondaggio sulla vittoria di Obama alle elezioni presidenziali statunitensi - II pubblicazione

Scusandomi per il ritardo nella pubblicazione dei risultati del sondaggio su Barack Obama, causato da impegni universitari che spero mi saranno compresi e perdonati,  rendo noti quelli nuovi ed aggiornati, registrando con soddisfazione un buona partecipazione alla rilevazione:


Sei soddosfatta/o della vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi? 

: 44,44% (+4,44%)

No: 55,56% (-4,44%)


Per chi ancora desiderasse partecipare e non l'avesse fatto, il link è sempre il seguente

Sei soddisfatta/o della vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi?

 
21 Novembre 2008

Il caso Villari e le comiche del Pd

In merito alla bagarre politica scoppiata negli ultimi giorni, a seguito dell'elezione di Villari alla Presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, e soprattutto dopo aver sentito le parole di Veltroni, che ieri, teso e sudaticcio, ha scaricato il "problema" alla “destra”, non posso non rilevare con rinnovato stupore a che paradosso la sua incapacità da Segretario del partito ha condotto l'opposizione italiana e quella parte di politica che ne dipende.

Per mesi si è cercato invano un accordo: per l'elezione del giudice della Corte Costituzionale il centrodestra ha cambiato il proprio candidato e le difficoltà si sono risolte; per la Commissione di Vigilanza Rai, invece, il Pd ha approfittato della cocciutaggine dell'Italia dei Valori e non ha consentito il minimo dialogo.

Villari è stato sì scelto dalla maggioranza, ma è un esponente dell'opposizione ed è stato votato da 23 parlamentari, di cui solo 21 di maggioranza: in altre parole, è Presidente a tutti gli effetti e con le carte in regola si legittimamente sia moralmente. Troppo comodo, ora che è stato risolto l'impaccio e nel pieno rispetto delle regole, sbrigarsi a cambiare cavallo e proporre Zavoli come candidato.

Cosa hanno fatto finora i signori del Pd? Perché hanno marciato sull'antiberlusconismo dipietrista, senza smarcarsi in tempo e dialogare separatamente con la maggioranza?

Pensate quello che ritenete più opportuno; secondo me, hanno fatto solo la figura dei buffoni (come sempre).

 
19 Novembre 2008

Risultati del Sondaggio sulla vittoria di Obama alle elezioni presidenziali statunitensi

Scusandomi per il silenzio prolungato, dovuto al fatto che i tempi stringono e la data della discussione della Tesi si avvicina, mi limito a pubblicare, come promesso, i risultati provvisori del sondaggio su Barack Obama: 


Sei soddosfatta/o della vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi? 

: 40%

No: 60% 


Per chi desiderasse partecipare e non l'avesse ancora fatto, il link è il seguente

Sei soddisfatta/o della vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi?

 
11 Novembre 2008

Sondaggio sull'esito delle elezioni presidenziali statunitensi

Sempre sul tema delle elezioni presidenziali statunitensi e sulla vittoria di Barack Obama ho proposto un sondaggio: "Sei soddisfatta/o della vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi?".

Prego le lettrici ed i lettori del blog di dare la propria risposta, cliccando sul link qua sotto; pubblicherò i risultati ogni settimana, a partire da mercoledì 19 novembre! Grazie!

Sei soddisfatta/o della vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi?

Autocritica

Medito questo post già da qualche giorno e so già che il lavoro finito, per quanto mi impegnerò a tornirlo a dovere, non mi soddisferà pienamente né offrirà un'esposizione chiara di certe mie riflessioni; nondimeno reputo doveroso da parte mia esporre e rendere pubblico questo intervento, perché la voce della mia coscienza non rimanga soltanto interiore e silenziosa, quindi inerme ed infeconda, bensì raggiunga un pubblico e si propaghi, se non meno nel silenzio, tuttavia nelle coscienze di tutti quei lettori, armati di buone intenzioni e tanta onestà.

Ormai da anni sono abituato a considerare la sinistra e tutte le sue idee e proposte roba vecchia e superata, nemmeno meritevole d'attenzione, e, beninteso, ne sono tuttora convinto per quanto riguarda la politica italiana. Per contro, la destra mi è parsa l'unica parte veramente moderna ed innovativa del Paese e ritengo che i fatti lo abbiano dimostrato e lo stiano rendendo evidente tuttora. Certo, rimane saldo in me il convincimento che in Italia siamo governati dalla migliore parte possibile della classe politica, o, se si vuole, dalla meno peggiore: resta il fatto che siamo in ottime mani ed, al netto dei legittimi timori per deterioramenti improvvisi ed imprevedibili della qualità dell'azione di governo, sostanzialmente penso che possiamo fidarci e stare tranquilli.

Ebbene, ciò che mi ha spinto a fare un po' di autocritica, quella che si dovrebbe fare sempre quando si perde, ma che in Italia giace ormai nell'oblio, è stata la recente vittoria, o meglio, il recente trionfo di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi.

Spero che non sia sfuggito a nessuno che chi scrive ha sostenuto McCain fino all'ultimo, nella speranza che il segreto dell'urna, in un giorno, ribaltasse i sondaggi che da mesi avevano già incoronato il vincitore: del resto, il 2006 ha insegnato, almeno a noi italiani, a diffidare dai sondaggi; fermo restando che, fortunatamente, non tutto il mondo è criptico ed indecifrabile come l'elettore italiano.

Insomma, ha vinto Obama, oltre ogni rosea aspettativa, e sono stato sincero non solo nell'augurargli buon lavoro, ma anche nel confessare la mia ammirazione per quel sistema e, non lo nascondo, un po' anche per lui.

Immagino che fra chi più o meno fedelmente segue questo blog, nessuno più ignori che le mie simpatie vanno al centrodestra, ma più a destra che al centro; né che nel sostenere McCain piuttosto che Obama, oltre all'età, all'esperienza ed alla simpatia personale e politica, un ruolo decisivo, in me, uomo di una certa destra, l'ha giocato la questione razziale. Dunque, la riflessione a cui vorrei dedicare due righe, nella speranza di ricevere risposte, contributi ed apporti altrui è la seguente e la indirizzo soprattutto a quanti politicamente la pensano come me e non hanno vergogna o remore di timidezza ad ammetterlo.

Non contesto i secoli di sfruttamento schiavile: li ha condannati e sconfitti la Storia, chi sarei io per aggiungere altro?

Mi domando però ora: per una volta, non saremo stati noi di questa certa destra a stare dalla parte sbagliata? Non nel senso che abbiamo sbagliato a sostenere McCain; ma non avremo forse sbagliato, noi di questa certa destra, quindi anche i Repubblicani statunitensi, a candidare l'ennesimo bianco e a non esserci ancora posti il problema di una candidatura nera?

Ammetto senza difficoltà che sino a che non si materializzasse questo risultato delle elezioni, io stesso escludevo a prori la possibilità che gli Stati Uniti potessero avere un Presidente nero: credevo che non fossero pronti, che alla fine non avrebbero mai deciso in questo senso; ritenevo che, prima ancora che il Paese, gli stessi neri non fossero sufficientemente preparati e capaci per il governo di uno Stato occidentale. E invece, per questa volta, la Storia mi ha dato torto e, con me, ha smentito tanti altri che, naturalmente in buona fede, condividevano questa opinione.

Certo, dobbiamo essere onesti: Obama, che è "il nero che ha vinto", non è "il nero medio americano"; ha studiato molto ed in scuole ed Università di tutto rispetto, sa parlare bene ed è coccolato dai poteri forti: mi chiedo quanti altri neri negli Stati Uniti possano vantare questo status di privilegi, meritati e legittimi quanto si voglia, ma pur sempre esclusivi.

In aggiunta, e per contro, tanto per togliermi qualche sassolino dalla scarpa, trovo quanto meno ridicola l'avidità con cui il Partito Democratico nostrano si è intestato la vittoria di Obama: riconosco che Veltroni né è stato un sostenitore della prima ora, ma sai che ci vuole a scommettere sul candidato del partito omonimo, che i sondaggi danno già per trionfatore a 12 mesi dalle elezioni. Senza contare che fino a qualche mese fa, i suoi amichetti erano in piazza a bruciare pubblicamente le bandiere a stelle e strisce e che l'Obama "de noantri", che non sa l'inglese (quindi chissà cosa avrà capito alla Convention Democratica), non ha dato nemmeno il più misero contributo alla campagna elettorale obamiana (lo credo bene! visto il risultato portato a casa alle politiche italiane, avrebbe potuto far perdere persino il superfavorito!): di che festeggia, dunque? Quale merito ha avuto in questo risultato?

Concludo quindi queste considerazioni, nella speranza di avere seminato qualche spunto che, per quanto singolo e piccolo, almeno potrà trovare in qualcuno terreno fertile di riflessione e di dibattito, personale, ma anche interpersonale. Spero di ricevere presto qualche commento intelligente ed illuminante, che sappia dare con onestà e disinteresse una risposta ai quesiti che pongo. Grazie!

 
07 Novembre 2008

Optimus princeps?

Barack Obama Mi scuso per il ritardo con cui commento brevemente i risultati delle elezioni presidenziali statunitensi, ma i soliti pressanti impegni mi hanno costretto a giornate molto dense e ad un ritardo che, ad ogni modo, non credo sarà stato vissuto con sofferenza da alcuno.

 Tutto si è svolto come pronosticato e secondo le attese: Barack Obama ha vinto le elezioni presidenziali americane con ampio margine di voti popolari e di Grandi Elettori e sarà il 44° Presidente degli Stati Uniti. Non si può che congratularsi ed augurare sinceramente buon lavoro a colui che è diventato l'uomo più potente del mondo: d'altra parte, detesto remare contro con l'Occidente, a cui appartengo fieramente, e con la sua meritata egemonia globale, quindi confido che gli Stati Uniti resteranno la potenza che sono stati nell'ultimo secolo e che il nuovo Presidente, più o meno all'altezza delle sfide che l'attenderanno, non solo sul fronte interno, sarà capace almeno di agire e decidere con dignità e saggezza.

 Mi limito ad una semplice considerazione: in questi giorni siamo stati informati sino alla nausea di come funzioni il sistema elettorale americano, quindi presuppongo che non sussistano dubbi in merito. Ebbene, nonostante a vincere sia stato il candidato del partito che personalmente non sostengo, ammetto che quest'elezione mi ha sinceramente affascinato. Percepisco una legittimazione popolare per il nuovo Presidente, che in Italia forse ho avvertito soltanto alle ultime elezioni politiche (non per il risultato, bensì per il margine di scarto che lo ha reso effettivo). Sarà il sistema bipartitico e presidenziale, che ammiro tanto e volentieri importerei anche da noi; sarà l'immagine che la Presidenza USA si è creata nei decenni; insomma, che Obama sia bello, è alquanto relativo; se sia intelligente, lo vedremo; che sia abbronzato, è un dato di fatto incontrovertibile e che considero veramente razzista nascondere: ha vinto anche in quanto nero, perché mai nasconderlo? Ma soprattutto, Obama è il Presidente degli Stati Uniti che ha attirato su di sé il consistente e trasversale favore di una larga maggioranza degli elettori e su questo non c'è da disputare.

 Dunque tante congratulazioni e sinceri auguri di buon lavoro al 44° Presidente degli Stati Uniti d'America: l'elezione con ampia maggioranza non lo escluderà dal confronto con i più di 50 milioni di americani (quasi tutta l'Italia) che non l'hanno votato; e come recitava il titolo di un quotidiano americano che mi è capitato sotto gli occhi ieri, "più grande è la vittoria, maggiore è la responsabilità". Siamo allora curiosi di vedere se colui che finora è stato soltanto un buon oratore saprà anche essere un buon Presidente, capace di passare alla storia non solo per il colore della pelle. Certo, l'aver sostenuto l'altro candidato ci offrirà l'obiettività ed imparzialità necessarie. A presto!

Tags: obama usa 2008
 
04 Novembre 2008

Obama o McCain?

Lascio solo due righe su questo blog, in questa giornata decisiva sotto tanti aspetti per il mondo intero: mi preme soltanto, forse non senza un po' di innocente egocentrismo, che chi ancora lo ignori, conosca anche questo aspetto di me. Gli Stati Uniti hanno iniziato a votare ed entro domani avranno scelto il loro 44° Presidente; tralascio ogni considerazione sulla stabilità di un sistema che ha prodotto solo 44 Presidenti in duecento anni, rispetto alla realtà italiana, dove i Governi sono stati oltre sessanta in circa sessant'anni di storia repubblicana. Sappiamo già con qualche probabilità chi sarà il vincitore, anche se il segreto dell'urna è il vero ago della bilancia, ovunque esista una vera democrazia.

Tutti ormai simpatizzano, tutti coccolano il nero Obama, che, se vincerà, è bene ricordare che non avrà il merito di proposte significative, né effettivi demeriti dell'avversario: se sarà Obama a vincere, lo dovrà esclusivamente alla crisi economica, che lo ha rilanciato, quando McCain era riuscito a superarlo nei favori potenziali. Del resto, contro l'attuale situazione economica e finanziaria, non ha proposto chissà che e l'unico motivo per cui forse avrà più possibilità di arrivare alla Casa Bianca consiste nella sua giovane età, che, però, associata alla conseguente poca esperienza, lo connota di un’accoppiata di caratteristiche già sufficienti a farcelo prefigurare o come possibile Presidente pressoché incompetente o imboccato dai Consiglieri che si sceglierà; e se quanto detto vale da premessa, chissà con quali criteri procederà alle nomine e quanto autonomamente.

Tutto questo, che tradisce, ma in buona fede, le "due righe" che avevo promesso in apertura, per esprimere, anche se non richiesto, la mia fiducia e speranza nella vittoria di John McCain.

Sono consapevole, e forse anche un po' orgoglioso, di trovarmi a remare contro corrente; mi ci trovo sempre più spesso, ultimamente, ma il tempo mi dà spesso ragione, dunque, perché cambiare? Del resto, è fin troppo facile stare dalla parte di chi pare avere il vento in poppa e viene favorito da tutti i poteri forti su scala globale: solo perché è nero, non è detto che sarà un Presidente all'altezza del ruolo; solo perché è giovane, non significa che avrà la tempra per governare un Impero.

Domattina, forse sarò sommerso dai risolini, amabili, di chi mi conosce e sa come la penso; forse anche sul blog qualcuno potrà prendersi qualche sfizio. Ma intanto stiamo a vedere come va a finire, non è ancora detta l’ultima parola.

 Nel caso, avrò due consolazioni, una immediata ed una probabile e sperabile: la prima sarà che sono stato coerente con le mie idee e mi sentirò comunque dalla parte giusta, giusta almeno per me; la seconda sarà un po' più ambiziosa, ma, come recita il titolo di un recente libro ("Non rubate la speranza"), perché negarmela? Vediamo il tempo e la storia, a chi daranno ragione. Prometto pubblica ammissione, nel caso a dimostrarsi aberranti saranno le mie idee. A presto e, più di sempre, che vinca il migliore!

 
27 Ottobre 2008

Intelligente dibattito sulla Riforma Gelmini

So che ultimamente sono stato molto assente dal blog, senza aggiornarlo nè far sentire la mia voce, ma stare dietro all'Università, alla Tesi ed alle prime lezioni di Specialistica, o meglio Magistrale, è un'incombenza snervante e che ha fagocitato energie e tempo libero; confido dunque nella gentile comprensione dei lettori.

Considerato, però, lo scontro politico di questi ultimi tempi, in merito alla Riforma della scuola del Ministro Gelmini, che, inutile dirlo, per parte mia condivido totalmente, ritengo utile riportare di seguito due interventi, di studenti che la pensano molto diversamente l'uno dall'altro, pur nella reciprocità di amicizia e rispetto, che sono stati pubblicati nei giorni scorsi nell'altro blog che ho il piacere di coordinare ma che registra visite molto più rare e scarsamente partecipate, nonostante il livello mediamente alto dei contributi che offre. Spero che l'esposizione in questo spazio, ben più glorioso e solitamente seguito, possa offrire degni riconoscimenti ai due autori ed animare un corretto dibattito.

Citerò gli autori per il nick che si sono scelti nell'altro blog; non sto a dirvi, poi, quale dei due esprime pienamente il mio parere, poichè so che emergerà con la chiarezza ed evidenza delle sue argomentazioni e l'acutezza del suo stile, da sempre sobrio ma ricco.


Il 21 ottobre scorso Jack Skellington scriveva:

I sostenitori della 133: "Chi potrebbe mai essere favorevole alla 133? A rigor di logica, nessuno. L’imminente riforma scolastica sembra intenzionata a lasciarsi dietro una scia senza fine di cadaveri, facendo piombare nello stesso baratro categorie che fino all’altro ieri non avremmo mai visto scioperare assieme nelle manifestazioni di piazza: dagli studenti ai docenti, dai ricercatori ai genitori. La Gelmini è riuscita nel non facile intento di danneggiare la scuola pubblica nel suo complesso, preparando il terreno per la successiva e inesorabile ondata di privatizzazioni con una precisione talmente implacabile da destare sconcerto. Se all’interno di queste categorie danneggiate ci sono sostenitori – anche al di là delle prevedibili frange degli studenti politicamente impegnati a fianco del centrodestra – è segno che la propaganda di governo è stata efficace come suo solito: efficace al punto da mascherare con la sola arma dell’ars retorica un’enorme mole di tagli alla scuola pubblica (perché qui sta lo sciagurato succo della riforma, e non bisognerebbe stancarsi mai di ripeterlo) facendoli passare per una rivoluzione scolastica all’insegna della meritocrazia, dell’efficienza, della produttività e dei “bei valori di una volta”. Così i simboli dell’era Gelmini sono diventati il grembiulino, il voto in condotta, il maestro unico: si ritorna all’antico, quando le cose andavano meglio e c’erano le mezze stagioni. Con tre o quattro frasette di questo genere, il governo Berlusconi è riuscito a camuffare agli occhi dell’opinione pubblica una legge che promette di avere conseguenze peggiorative se non devastanti sull’intero assetto scolastico italiano, dalle elementari all’università. Infiocchettando poi il tutto con la stantia retorica, tipicamente di destra, del Merito – come se ottenere un beneficio sulla base della propria capacità, dal proprio impegno e dalla propria intelligenza fosse un concetto politicamente strumentalizzabile, e non una semplice regola della società civile, talmente ovvia che non dovrebbe essere nemmeno affermata. Ma dov’è il tanto sbandierato Merito nella 133? Porre le basi di una futura, e praticamente certa, privatizzazione degli atenei sembra più che altro un ritorno – questo sì, davvero conservatore nel senso deteriore del termine – a una concezione dell’università di stampo finanche classista, dove solo chi è ricco abbastanza per pagarsi esorbitanti rette d’iscrizione “all’americana” può permettersi l’accesso alla Cultura (quello che pure la Costituzione sancisce come diritto di tutti: ma di questi tempi citare la Costituzione pare solo un vezzo da nostalgici). Nonché, ed è una prospettiva ugualmente deleteria, ad una cultura che finirà per essere asservita in toto alle logiche produttivistiche dei fantomatici investitori esterni che potranno finanziare (e in tal modo controllare) gli atenei che sceglieranno la strada della privatizzazione. Con conseguenze inevitabili: penalizzazione o abolizione dei corsi e delle facoltà considerati meno “redditizi”, livellamento generale della cultura sui medesimi standard e sulle medesime logiche aziendalistiche. Ovviamente la privatizzazione oggi è tematica che va di moda: invocata da tutti come panacea di ogni male e soluzione di ogni problema, divenuta sinonimo di americanismo, modernità, efficienza, produttività e di tutte quelle nozioni tanto care agli ultraliberisti de’ noaltri. Ai cultori di questi astratti concetti, e in generale ai sostenitori della 133, andrebbe consigliato un bel bagno di realtà: calandosi magari nei panni di coloro che sono destinati ad essere immolati sugli altari di questi valori oggi tanto sbandierati, per rendersi concretamente conto di quale sarà la loro situazione nel prossimo futuro. Andrebbe consigliato loro, quindi, di mettersi nei panni per esempio degli studenti, invece di imprecare genericamente contro le loro occupazioni e manifestazioni: studenti che vedranno corsi o intere facoltà chiudere o abbassarsi bruscamente di livello, penalizzate dai pesantissimi tagli all’istruzione (456 milioni di euro) operati dalla finanziaria di Tremonti, oltre che dalla mancanza di ricambio generazionale dei docenti dovuta al blocco del turn-over, avente l’esito inevitabile di invecchiare ancora di più la già decrepita categoria in questione. Oppure mettersi nei panni dei ricercatori precari, a cui sarà preclusa ogni possibilità di avanzamento nella carriera universitaria, andando a rimpolpare la folla sempre più numerosa dei precari senza speranza. Oppure mettersi nei panni di tutti coloro (alunni, genitori) che patiranno le conseguenze nefaste della drastica diminuzione delle scuole elementari, degli insegnati, delle ore di didattica. Questi purtroppo sono fatti, non astratta retorica e non demagogia. Se lo stato dell’istruzione italiana, e in particolar modo dell’università italiana, già si dibatte fra crisi e problemi che ben tutti conosciamo e che nessuno ovviamente mette in dubbio, come si può pensare che una disgraziata riforma fatta con l’accetta possa esserne la soluzione, e non l’estremo elemento aggravante?"

Il 23 ottobre, Askesis gli rispondeva:

Il lento cammino verso la serietà: "È opportuna una replica, credo condivisa anche da Cornelio, all'articolo dell'amico Jack. Se ho ben capito, i punti più contestati di questo DM 133/08 sono: 1. i tagli all'istruzione pubblica e alla ricerca 2. la "elitarizzazione" della cultura, specie dovuta alla privatizzazione degli atenei 3. la chiusura dei certi corsi di laurea non considerabili produttivi. Andiamo con ordine: 1. Decreto alla mano, non si parla MINIMAMENTE di tagliare fondi alle scuole medie superiori e affini (ecco perché già l'occupazione di queste non solo è da considerarsi priva di senso, ma anche controproducente per gli stessi occupanti). Anzi, l'art. 63,3 del medesimo parla di "incremento per l'importo di € 200 milioni per l'anno 2008 in relazione alle necessità connesse alle spese di funzionamento delle istituzioni scolastiche". In fondo fondo fondo al decreto, all'art. 84,1-quinquies si parla solo di una riduzione dello stanziamento di fondi alle attività universitarie e di ricerca di euro 1.490.000, AI FINI DI UNA MIGLIORE ALLOCAZIONE DELLE RISORSE. Ora vorrei dire ai più tenaci contestatori, ma preferite che lo stato spenda prima per il sistema univeristario o per la sicurezza, la sanità, l'energia, etc (non mi sto inventando queste cose: leggete gli artt a cui fa riferimento l'art. 84)? I tagli alla alle Università e alla Ricerca, poi, non ci saranno nemmeno, come spiego al punto 2. 2. Al Capo V, l'art. 16 non IMPONE, ma DÀ LA POSSIBILITÀ alle Università di diventare fondazioni di diritto privato: questo significa che SE lo si desidera, si potranno accogliere, oltre a finanziamenti pubblici CHE COMUNQUE RESTERANNO, anche capitali privati, ai fini del raggiungimento di una migliore dotazione finanziaria. Come enti di diritto privato, le fondazioni universitarie perseguiranno finalità ideali attraverso il capitale disponibile. Il decreto è ridondante dunque quando dice al comma 4 del medesimo articolo che "Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. NON È AMMESSA IN OGNI CASO LA DISTRIBUZIONE DI UTILI, IN QUALSIASI FORMA. EVENTUALI RENDITE, PROVENTI O ALTRI UTILI derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie SONO DESTINATI INTERAMENTE AL PERSEGUIMENTO DEGLI SCOPI DELLE MEDESIME": come in ogni associazione o altra fondazione, la ripartizione di utili non è ammessa in nessun caso eccetto la liquidazione. Allora mi domando: che interesse può avere il privato a aumentare le rette se tanto non avrà diritto agli utili? È chiaro che questa assurda supposizione dei contestatori non solo è infondata, ma fa anche pensare che non sappiano leggere o non abbiano avuto la benché minima voglia di andare a vedersi il decreto per capire da soli di cosa si trattasse anziché prendere per buoni i discorsi di questo o quel quotidiano o telegiornale. Ma anche ammesso che le rette aumentassero di 500 € (non certo di 4000 € come ipotizza qualche ubriacone), non saremmo forse contenti noi di pagare quei soldi in più potendo notare fin da subito che l'organizzazione di tutto diventa più efficiente? 3. Questo rientra pienamente fra le cose che apprezzo di più di questa riforma e lo dico senza mezze misure. Oggi come oggi, ogni studente paga le tasse all'ateneo che se ne serve per tutti corsi di laurea, non di certo per il solo corso dello studente in questione (eccetto corsi particolari come può essere Chimica, Stilismo della moda etc. che prevedono attività di laboratorio molto dispendiose e che dunque alzano la retta per far fronte a questo genere di costi). A ben vedere però ci sono numerosissimi corsi triennali e biennali che, oltre ad avere pochissimi iscritti, non sono quello che potrebbe essere definito "produttivo": nell'ateneo di Firenze, come in molti altri, è attivo l'arcinoto corso in Scienza della Formazione, non so di preciso sotto che facoltà, oppure quello di Letteratura Croata o Economia e Gestione dei Servizi Turistici. Che tipo di base di conoscenze e che tipo di accesso al lavoro daranno mai tali corsi? Infatti si vede continuamente sulle bacheche agli uffici di collocamento "Cercasi esperto di Letteratura aborigena anche senza esperienza lavorativa. Per chi ci ha a che fare, sono solo a mio modo di vedere una perdita di tempo per gli iscritti e di soldi per le famiglie. Ed ecco che, dopo aver detto questo, mi sento già assalire da molti con astrazioni sofisticheggianti come "lo studio per il gusto dello studio" e altre validissime motivazioni di derivazione costituzionale: l'art. 33cost. infatti parla di "libero insegnamento di arti e scienze", mentre l'art. 34cost. di "diritto allo studio". Chi si riempie la bocca di citazioni costituzionali, di diritti inviolabili del singolo nella società e nelle formazioni sociali, evidentemente non ha proseguito nella lettura, accontendandosi di ciò che aveva visto e che faceva al caso suo: non c'è forse anche scritto più avanti che "La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso"? A me pare che non pochi confondano il diritto allo studio con l'obbligo anche per il più somaro dei somari di andare all'università (che poi sono gli stessi che confondono la laicità con il laicismo). Io dunque dico il mio SI alla decontaminazione dei corsi da studenti perdigiorno e nullafacenti, che nient'altro fanno se non traviare i più fragili fra i volenterosi dai loro propositi. Ma torniamo alla chiusura di certi corsi di laurea: questo è un altro frutto della disinformazione perpetrata dai contestatori, i quali sono addirittura riusciti a far credere agli studenti occupanti e ai professori scioperanti di tali corsi che Cristo fosse morto di freddo pur essendo il padrone della legna. I suddetti corsi infatti, se da una parte chiudono ufficialmente come tali, dall'altra vengono "dirottati" come curricula specifici in altri corsi di laurea affini, da scegliere se desiderati. Prendiamo il corso di Economia dei Servizi Turistici, a me più vicino e conosciuto: per i pochi studenti iscritti in tale corso che evidentemente vivono di rendita e per i pensionati che seguono le lezioni desiderosi come sono di sapere tutto sul turismo verranno garantiti degli esami specifici per il loro indirizzo, mentre per quelli comuni dovranno fare lo sforzo di dividere l'aula e il professore con gli altri studenti di curricula diversi. Il che non solo farà salvo il tanto propugnato studio per il gusto dello studio, ma anche raggiungerà lo scopo di evitare uno spreco di soldi per uno stipendio ad un insegnante di fatto inutile. La privatizzazione non è un mostro famelico pronto a divorarci e a sottomettere la cultura alle logiche del mercato. Al contrario, un moderato e graduale insieme di passi in questo senso consentirà, oltre ad un migliore livello di efficienza, anche un più sicuro inserimento dei laureati nel mondo del lavoro: si pensi ad una impresa che ad oggi ha bisogno di un esperto in diritto tribuatrio e non riuscendo a trovarlo,si reca in facoltà per chiedere le referenze di quello che potrebbe diventare il suo nuovo dipendente. È chiaro che se l'Università ha un laureato che corrisponde a quelle caratteristiche glielo segnala; se non lo ha, l'impresa si attacca e un giovane che avrebbe potuto trovare lavoro non lo trova. Se invece è l'impresa conivolta in prima persona nella gestione dell'Università, sarà lei stessa ad indirizzare la formazione degli studenti, per mezzo di richieste più o meno esplicite ai professori, verso quello di cui il mercato ha bisogno. In questo modo inoltre, si potrà pore fine alle baronie dei vecchi ordinari, che se ne stanno in aula a bestemmiare o a raccontare delle poppe e dei culi, consapevoli che tanto nessuno chiederà loro conto di quanto insegnato. L'ars retorica di cui parla Jack è dunque proprio quella dei contestatori, che cercherebbero di far passare per onesta (come direbbe il caro Torquato Accetto) una dissimulazione che di prudente ha veramente poco."
 
01 Agosto 2008

Confessioni

Non so se e fino a che punto quanto sto per scrivere sia condiviso o compreso da chi leggerà, ma so che risponde ad una riflessione che maturo da anni e che col tempo non fa che inasprirsi e rendersi sempre più stridente; nell'anno passato avevo trovato tregua, direi meglio distrazione, con colei che, sebbene lontana, tuttavia con la sua divina diversità dalle altre, dalla massa che troppo spesso si imbatte per le strade, aveva saputo illuminare le mie giornate e riscaldarle di un sentimento autentico, vero e profondo. Ma adesso che tutto quanto non posso dire che è finito, perché mentirei consapevolmente, ed è la cosa che più odio fare, ma se non altro è giunto ad una pausa di riflessione molto complicata, caotica e devastante, quello che mi resta è il forzato ritorno, se sarà poi definitivo o momentaneo, sarà il tempo a stabilirlo, a quella routine di azioni, di impegni, di consuetudini di un "prima" che speravo definitivamente archiviata. Sono fortunato perché ho ottimi amici con cui star bene e distrarmi, ma gli studi, le faccende, la seriosa e pesante quotidianità sono lunghi, molto di più di quanto non possa o non riesca a neutralizzarli. Quelle giornate che fino a qualche mese fa, anche mentre stavo da solo, si illuminavano di calore e felicità, sono piombate nella noia e nell'angoscia: temo di perdere, sprecare il tempo della mia vita; e da tutto questo vortice scaturiscono sentimenti di malessere e rifiuto del tutto personali ed intimi, che non trovando cause, motivazioni, giustificazioni su cui estrinsecarsi, di conseguenza si introiettano, generando un complessivo stato di disgusto e di alienazione, un senso di non appartenenza a questi tempi ed a questi luoghi, che trova sollievo solo nella distrazione, nelle amicizie, come detto, nei viaggi, se solo potessi. Passerà anche questo! A presto!

Tags: biografia
 
29 Luglio 2008

Ferie in Sardegna - Resoconto di una settimana straordinaria

 

sardegnaDi ritorno da una splendida settimana di ferie nella meravigliosa Sardegna, come si sarà potuto arguire dalle foto che proprio ieri ho pubblicato, è difficile, se non impossibile sottrarmi alle riflessioni, considerazioni e nostalgie che il viaggio ha lasciato come sempre dietro di sé e che con maggiore attrito si presentano ora, in questi giorni di forzato recupero della routine e della vita di tutti i giorni. Ho trascorso otto giorni fantastici, sia perché in compagnia della mia famiglia, che altrimenti, per studio e lavoro, non ho mai l’opportunità di godermi durante l’anno, sia soprattutto per la novità e la disarmante e terribile bellezza dei luoghi che abbiamo visitato e del villaggio in cui abbiamo soggiornato. La partenza, da Livorno, rigorosamente con imbarco di auto, così da esser più liberi di viaggiare e di muoverci, una volta sbarcati sull’isola, era programmata per venerdì 18, alle 21:30, con traghetto Moby diretto ad Olbia; avevamo prenotato una cabina e vi abbiamo pernottato comodamente, dentro una nave piena di confort e ricca di locali. Il giorno dopo siamo arrivati ad Olbia alle 8:30 circa e ci siamo subito diretti verso la vicina Costa Smeralda per una visita veloce; Porto Cervo, il lusso e lo sperpero di interi capitali: yachts, auto di lusso, negozi di marche con prezzi da capogiro e tanta, tantissima gente snob, di quella che, se non si va in certi posti, si crederebbe che possa esistere solo nei film o in qualche vecchio stereotipo; Porto Rotondo, grazioso e non meno elegante, anche se di categoria, seppure altissima, tuttavia leggermente inferiore. Quindi ci siamo rivolti verso l’interno, Nùoro, per una visita veloce, anche se senza preavviso, a colei che un anno fa pressoché esatto battezzavo come “Vostra Grazia” e per un pranzo rapido presso il Centro Commerciale, con annesso Cinema multisala, grande e fornito di negozi più del doppio dell’Europlex di Arezzo, presso la vicinissima località di Prato Sardo. Da lì siamo scesi a Cala Gonone, nel Golfo di Orosei, dove avevamo prenotato per una settimana una camera in un bellissimo Villaggio turistico: accoglienza ottimale, simpatica e piacevole animazione, cucina eccellente e varia, pulizia ed ordine impeccabili, piscina enorme e dotata di angolo ad idromassaggio, efficiente servizio di trenino per la spiaggia e di navetta per il vicino paese; in una parola, un angolo di paradiso, sia per famiglie sia per giovani, purché non alla ricerca di sballo o di eccessi. Vi abbiamo soggiornato per una settimana, riposandoci e godendoci il sole ed il mare di Sardegna, limpidissimo e pulito, anche se subito molto profondo, quindi poco indicato a chi non sapesse nuotare; ce ne siamo allontanati solo in occasione di una passeggiata per Nùoro, il lunedì, dove abbiamo percorso qualche vicolo del centro storico, il Corso Garibaldi, fino alla Chiesa delle Grazie, ed abbiamo raggiunto e visitato la cattedrale di Santa Maria della Neve e la vetta del sovrastante Monte Ortobene, fino alla maestosa statua di “Su Redentore”, proprio sopra la città, e per un’escursione in battello, il venerdì, da Cala Gonone lungo tutto il Golfo di Orosei, facendo scalo presso la Grotta del Bue Marino, che prende il nome dal fatto che era un punto della costa mediterranea in cui fino agli anni Settanta del Novecento si ritrovavano una cinquantina di Foche Monache per dare alla luce i propri piccoli, presso Cala Biriola, per pranzo, dove il mare e la natura sono indescrivibili a parole, presso Cala Mariolu ed infine presso Cala Luna, dove la sabbia è finissima ed incredibilmente quasi non rimane attaccata alla pelle. Il sabato abbiamo lasciato il villaggio e, dato che il traghetto di ritorno l’avremmo avuto il giorno dopo, abbiamo deciso di visitare la costa nord-occidentale dell’isola; la catalana, affascinante, romantica Alghero, la piccola e graziosa Stintino, da dove partono i traghetti per la vicina isola dell’Asinara; la marittima e turistica Porto Torres; infine, la meritatamente vanitosa e raffinata Sassari, dove abbiamo visitato la stupenda Piazza d’Italia e pernottato in un non lontano Bed & Breakfast, lussuosissimo e, d’altro canto, molto ospitale ed accogliente. La mattina dopo ci siamo rimessi in viaggio per Olbia, dove il traghetto per Livorno sarebbe salpato alle 15:30, e, nel tragitto, abbiamo fatto solo brevi soste di visita presso le bellissime ed antichissime Pievi di Saccargia (1116) e di Ardara (1107), in stile pisano-pistoiese. Ad Olbia ci siamo limitati a pranzare, percorrere qualche metro del locale Corso e raggiungere il porto, dove ci siamo imbarcati in un bestione di nave che è salpato alle 16 e ci ha riportato “in continente” alle 23. Rientro in patria all’una di notte, stanchi ma immensamente arricchiti. In definitiva, totalmente un altro mondo: caldo, ma sempre ventilato; ottime strade, nuove, assolutamente quasi prive di curve e senza traffico; gente legata in maniera commovente e giustamente alla propria terra, calorosa ed accogliente con chi la rispetti, chiusa e diffidente con i cialtroni, serena e senza lo stress che ormai quotidianamente subiamo noi continentali; un natura aspra ma materna e non spoglia, bensì ammorbidita da soffici cespugli e da profumati boschi di oleandri selvatici; una cucina dai sapori forti e decisi, seducenti e sani. Consiglio a chiunque non l’avesse ancora fatto, di mettere in conto quanto prima una bella visita in Sardegna, dovunque si voglia andare: dove si va, si cade bene! A presto!

Tags: sardegna
 
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